Politica

E il Pd propone di ‘far fuori’ le Regioni: “Non funzionano, tagliamole”

ROMA – Mettere mano alla riforma del regionalismo italiano partendo subito da una riduzione del numero delle Regioni. La proposta, a pochi giorni dal voto per le elezioni regionali, arriva in casa Pd. A metterla sul tavolo del dibattito è il deputato Roberto Morassut, secondo il quale “queste Regioni non funzionano più e non sono sentite come delle vere articolazioni dello Stato”.

L’esponente romano del Partito democratico ha depositato in proposito una proposta di legge alla Camera il 15 aprile scorso per modificare gli articoli 131 e 132 della Costituzione e oggi rilancia il tema alla luce dell’esito dello scrutinio di domenica scorsa che ha registrato un alto tasso di astensionismo, dovuto, spiega il parlamentare, a un distacco dei cittadini da questo livello di governo.

“In questo voto per alcune Regioni c’è un dato comune e che riguarda tutti- dice Morassut.- Ancora una volta, come accade all’incirca da 5 anni, vota circa la metà degli elettori.

E tra i votanti molti scelgono la Lega di Salvini o il M5S che – con i dovuti distinguo tra loro – sono movimenti di protesta con caratteri populisti. In tutta Europa il populismo e la rivolta elettorale del non voto segnano il tempo. Fin qui si potrebbe dire: nulla di nuovo. C’era da aspettarselo. Ma in questo voto c’è un elemento in più. Queste Regioni non funzionano più e non sono sentite come delle vere articolazioni dello Stato. Sono invece – in maggioranza – avvertite come luoghi di riproduzione della classe politica”.

Morassut osserva: “Se si chiedesse ad un comune cittadino cosa pensa delle Regioni non ci direbbe che servono a migliorare la Sanità o a fare Formazione professionale o a gestire le risorse della Unione Europea. Ci direbbe che servono a distribuire privilegi ai politici. E questo nonostante l’impegno onesto di tanti consiglieri e amministratori regionali in tutta Italia che non possono essere confusi con chi davvero si comporta in modo disonesto. Questo è un fatto grave- osserva il deputato Pd- perché le Regioni erano nate nel ’70 anche per completare il processo unitario post risorgimentale. La Costituzione le previde nel ’47 ma ci vollero più di vent’anni per avviarle. E per passare da uno Stato centralista e ancora sabaudo a uno Stato democratico che accogliesse le istanze federaliste sconfitte nel Risorgimento”.

Per Morassut, “queste Regioni vanno cambiate. Diminuite nel numero in primo luogo. Nella stagione delle riforme non affrontare questo punto sarebbe sbagliato. Tanto più se avremo un Senato eletto dai consiglieri regionali di queste Regioni. O comunque un Senato delle Regioni. Se non si mette mano alla riforma del regionalismo italiano. il nuovo Senato cristallizzerà l’attuale ed inadeguato assetto delle attuali Regioni rendendo più debole tutto l’impianto delle riforme costituzionali. La Francia ha fatto la sua riforma in 2 anni. La Germania la sta discutendo. Non restiamo indietro”.

3 giugno 2015
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