L’Autonomia del Nord si ferma? Per Salvini un problema e il M5S sta a guardare

Dopo essere stato costretto a ritirare la sua proposta di introduzione della castrazione chimica per gli aggressori sessuali, arriva una nuova grana per Matteo Salvini
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ROMA – Dopo essere stato costretto a ritirare la sua proposta di introdurre la castrazione chimica per gli aggressori sessuali, oggi per il leader della Lega, Matteo Salvini, si affaccia una nuova grana. Difficile da risolvere stavolta, perché va a toccare l’anima dei leghisti del Nord, che dalle origini si battono per tenere le risorse che producono a casa loro e non darle agli sfaticati del Sud. Il governatore del Veneto, l’agguerrito Luica Zaia, ha già avvertito e messo le mani avanti: «Il treno dell’autonomia è partito e non si fermerà». Forse, ora bisognerà vedere se quel treno arriverà da qualche parte o finirà su un binario morto.

Di traverso, ancora una vota, il M5S che vuole garanzie sulla tenuta e la coesione nazionale. Già un mese fa, quando la questione arrivò sul tavolo del Governo, i ‘grillini’ recapitarono un nutrito dossier con tanti ‘No’ e pochissimi ‘Sì’. Oggi la ministra leghista, Erika Stefani, ha incontrato i rappresentanti delle Regioni per riprendere il tema. Ma non ha trovato la sintesi, anzi, tutto sembra esser tornato al punto di partenza. Tanto che il governatore della Puglia, Michele Emiliano, se la ride: «Il Governo si è infilato nel tunnel e non sa come uscire dal tunnel in cui si è cacciato lo stesso Governo». Per Salvini è un nodo cruciale, che rischia di far saltare in aria l’alleanza di Governo. Perché lui può anche puntare a conquistare il Sud ma il corpaccione elettorale resta nordista. Una situazione difficile per Salvini che, vista la scadenza delle elezioni europee, fa comodo agli alleati del M5S. Che non faranno nulla, anzi, resteranno a guardare dove arriverà il treno del governatore Zaia.

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3 Aprile 2019
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