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DIRE lavoro in diretta

Il lavoro in DIREtta – Le notizie dal territorio

Il mondo del lavoro e non solo. Ogni giorno in Italia il tema dello sviluppo economico, dei rapporti
tra imprenditori e lavoratori assumono i contorni piu’ diversi. Qui la ragione di ‘Lavoro in DIREtta’ lo speciale della Dire in collaborazione con i colleghi di Rassegna (www.rassegna.it).
Buona lettura (anche su www.dire.it).

REGIONE LOMBARDIA: FP, MARONI DICA COME INTENDE GARANTIRE SERVIZI E OCCUPAZIONE

“Mentre alcune Regioni, come la Toscana, hanno già legiferato sul riassetto istituzionale e altre lo stanno facendo, Regione Lombardia, regione portante dell’economia italiana, brilla per il suo tragico ritardo’. E’ quanto afferma Mavì Gardella, segretaria della Funzione pubblica Cgil Lombardia. “Apprendiamo dalla stampa- spiega- delle intenzioni del Presidente della Regione Roberto Maroni di riprendersi tutte le deleghe a suo tempo attribuite alla Province. Con esse gli ricordiamo, però, che dovrà riprendersi anche il personale. È poi impensabile che sulle province si operino ulteriori tagli, dopo tutti quelli inferti dalle precedenti finanziarie e in seguito dalla legge di stabilità. Vorrebbe dire impedire a questi enti di funzionare. Constatiamo che l’Osservatorio regionale non si è più riunito dopo la riunione dello scorso 28 febbraio. E che il tavolo con le organizzazioni sindacali non è stato più ripristinato. Siamo stanchi di dichiarazioni. Adesso vogliamo fatti concreti: la riapertura del tavolo e una discussione seria sul destino delle deleghe e sul piano di riassetto istituzionale che Regione Lombardia vuole proporre, sempre che ne abbia uno in mente”, conclude.

AST TERNI, DENUNCIA RSU: NESSUNA RISPOSTA SU SICUREZZA

“C’è una chiara volontà da parte dell’azienda di non rispondere ai quesiti posti e, quando lo ha fatto, è stata evidente una complessiva impreparazione rispetto agli argomenti affrontati”. Lo affermano le Rsu/Rls della Ast di Terni dopo l’incontro di ieri con l’azienda sugli aspetti della sicurezza legati alla nuova organizzazione del lavoro nelle aree PIX1/2 e Titania in seguito alle riduzioni di organico.

Nello specifico, “l’azienda afferma che la nuova organizzazione non crea nessun tipo di problema per la sicurezza e non prevede un innalzamento del monte ore straordinari, né difficoltà nel garantire il godimento di ferie/par e riposi ai lavoratori. Affermazioni, queste, non approfondite nel dettaglio e non accompagnate da dati reali e certificati come da noi richiesto”.

L’ azienda, sollecitata a fornire delle risposte in merito, “ha preferito aggiornare la riunione a data da destinarsi”, atteggiamento ritenuto “grave” dalla Rsu. Nessuna risposta neppure “sul mancato pagamento della parte variabile del ‘premio di prestazione’ e sul ritiro arbitrario di salario dalla busta paga del mese corrente, per alcuni lavoratori, in merito a straordinari già riconosciuti e saldati nel cedolino paga dei mesi precedenti. Continueremo nel nostro percorso- conclude il sindacato- condiviso nelle assemblee con i lavoratori, intensificando i controlli nei reparti e avvalendoci degli enti esterni preposti se l’azienda continuerà a non fornire adeguati e corretti chiarimenti”.

PADOVA: LA FABBRICA CHIUDE, 230 OPERAIE COSTRETTE A TRASFERIRSI

La loro fabbrica, fino a ieri “gioiello” del gruppo, chiude. Le 230 operaie si vedono proporre un trasferimento a 400 chilometri di distanza: nessuna può accettare, e tra un mese verranno licenziate. Intanto, però, l’azienda intascherà cinque milioni di euro di sgravi contributivi per 200 assunzioni nel nuovo stabilimento. Una vicenda incredibile quella delle lavoratrici tessili della In.Co. di Rubano (Padova), azienda del gruppo Zegna, che sta per trasferirsi a Novara.

L’annuncio dell’azienda di chiudere il sito e traslocare, da attuare in appena un mese, è stato dato a sorpresa ai sindacati il 27 marzo scorso, durante un incontro in cui si sarebbero dovuti, come ogni anno, definire i carichi e gli obiettivi produttivi dello stabilimento, specializzato nella produzione di capi spalla di alta gamma. Pronta è stata la risposta delle lavoratrici, che hanno attivato davanti alla fabbrica un presidio permanente. Dopo l’annuncio del trasferimento l’azienda è stata perentoria: da subito cassa integrazione ordinaria per quattro giorni la settimana su cinque fino al 9 maggio, poi inizio delle operazioni di trasloco fino alla chiusura definitiva. Alle lavoratrici è stato proposto il beffardo “salvagente” del trasferimento a Novara, Parma o Biella, come se fosse una cosa da niente, per persone con famiglia e figli piccoli o genitori anziani, fare le valigie e andare a vivere altrove. Il sospetto dei sindacati è che il gruppo, dopo aver potenziato Novara, dove procederà con 200 assunzioni, intenda sostituire le operaie di Rubano con nuovi assunti e intascare il relativo corredo di sgravi contributivi per 8.060 euro a testa per tre anni, oltre alle minori tutele del Jobs Act.

MARCHE, OLTRE 2 MLN ORE CIG AUTORIZZATE A FEBBRAIO

Oltre due milioni di ore di cassa integrazione richieste e autorizzate nel mese di febbraio nelle Marche: 971mila di cig ordinaria, un milione di cig straordinaria e 380mila ore di cassa in deroga. E’ quanto emerge dai dati resi noti dall’Inps elaborati dall’Ires Cgil Marche.

Rispetto a febbraio 2014, le ore diminuiscono dell’ 11,8% per effetto delle riduzioni registrate per la straordinaria e per quella in deroga. La cig ordinaria, invece, aumenta del 76% con consistenti incrementi nei settori del mobile e della meccanica: nel mobile le ore di cig ordinaria quadruplicano tra gennaio e febbraio (98mila ore a febbraio) e nella meccanica raddoppiano (515mila ore a febbraio). Nei primi due mesi del 2015 sono stati richiesti e autorizzati complessivamente 5,6 milioni di ore di cig circa il 40% in meno rispetto allo stesso periodo del 2014. “La riduzione della cig straordinaria e di quella in deroga segnala un utilizzo degli ammortizzatori che si è spostato sull’ordinaria- dichiara Giuseppe Santarelli, segretario regionale Cgil Marche- Le cause legate alla riduzione della cig straordinaria sono dovute ai provvedimenti del governo; anche su quella in deroga c’è stata riduzione per interventi legislativi che ha limitato la possibilità per le piccole imprese di usufruirne. Tutto questo, comunque, non significa che la crisi sia finita e che anzi occorrono ancora misure urgenti per favorire l’occupazione da parte del governo e delle istituzioni locali”.

BEDIZZOLE (BS), TRIBUNALE ORDINA REINTEGRO LAVORATRICE COMUNE

“Questa mattina, 3 aprile, il giudice del lavoro del Tribunale di Brescia ha dichiarato illegittimo il provvedimento con cui il Comune di Bedizzole aveva dichiarato l’esubero di una lavoratrice. Nella sentenza ordina, in primo luogo, l’immediato reintegro della lavoratrice nel suo posto di lavoro e, in secondo luogo, condanna il Comune di Bedizzole al risarcimento del danno”. Ne dà notizia il segretario della Fp Cgil Brescia, Marco Drera. La vicenda risale a inizio 2013, quando il Comune, a seguito di una ricognizione del personale, dichiara l’unico dirigente presente in Comune e una lavoratrice esecutrice di categoria B è indicata come personale eccedente da collocare in mobilità.

“Come organizzazione sindacale- si spiega- abbiamo ritenuto illegittimo il provvedimento sia nella sostanza, (si sono esternalizzati servizi alle cooperative dichiarando poi il personale in esubero e si è provveduto a garantire dei servizi con lavoratori socialmente utili), sia nella forma, (c’era personale di pari categoria in prossimità alla pensione, ma di questo il Comune non ha tenuto conto)”.

Dal 7 maggio 2013 la lavoratrice collocata in mobilità è a casa pagata con l’ottanta per cento della retribuzione, mentre il Comune ha ridotto i servizi per i cittadini. Oggi il giudice del lavoro obbliga il Comune al reintegro. L’amministrazione dovrà pagare tutte le differenze economiche maturate dalla lavoratrice ingiustamente danneggiata, a partire dalla data dell’illegittimo collocamento in mobilità.

FILCAMS E FISASCAT: PROGETTO STRATEGICO E PROSPETTIVE PER 120 LAVORATORI DI SARDEGNA IT

“Un progetto strategico e prospettive certe per i 120 lavoratori di Sardegna IT”, è quanto chiedono alla Regione Filcams Cgil e Fisascat Cisl che, in assenza di risposte, proclameranno lo stato di agitazione. “Si tratta di una società con un bilancio sano (online)- sottolineano le due sigle- che negli anni ha attivato una politica di innovazione offrendo servizi di qualità grazie agli elevati livelli di professionalità e competenze dei dipendenti”. Professionalità che, secondo i sindacati di categoria, rappresentano un patrimonio da salvaguardare e non disperdere: “Non si capisce perché- aggiungono le segreterie Filcams e Fisascat- visto che ha stabilizzato 71 lavoratori precari che operavano negli uffici regionali con apposita legge, la Regione abbia scelto invece di non trasferire le risorse utili alla stabilizzazione di sedici lavoratori di SardegnaIT con contratto a tempo determinato scaduto”.

03 aprile 2015

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