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A Massa artigiani a picco, Cna: “Spostiamo sedi legali in Liguria”

MASSA CARRARA – A Massa Carrara “la corsa alla ripresa si è già fermata. Il livello di criticità torna in zona rossa. Chi ci governa ha l’interruttore del nostro futuro in mano. Non possiamo annetterci alla Liguria, ma possiamo spostare le nostre ragioni sociali”. Lo sottolinea la Cna commentando i numeri del nuovo rapporto ‘Trend’ focalizzato sul primo semestre 2015, in cui la fanno da padrone le cifre con il segno meno: “il fatturato degli artigiani e piccoli imprenditori che ha subito una inversione di tendenza, -3%, (+0,3% a livello regionale) dopo che il 2014 si era concluso con un insperato +3,1%”.

Il dato è significativo, visto che in provincia di Massa Carrara un impresa su 4 è artigiana e sono 5.738 quelle iscritte alla Camera di Commercio. Ci sono poi i cosiddetti fattori ambientali: il sito che da interesse nazionale è passato a regionale e il crollo degli investimenti, sprofondati a – 15,3%. “La nostra economia sta faticando ad uscire dalle sabbie mobili della crisi aggravata dall’incapacità del territorio, nel suo complesso, di attrarre nuovi investimenti e di rilanciarsi come piattaforma nazionale ed internazionale. Paghiamo- analizza Paolo Bedini, presidente Cna Massa Carrara– il peso delle bonifiche ambientali, che impediscono nuovi insediamenti e nuovi investimenti, e paghiamo i ritardi delle scelte strutturali senza le quali non abbiamo futuro”.

massa_carraraBedini punta quindi il dito contro Governo e Regione Toscana, che stanno facendo ancora troppo poco per questa provincia emarginata ai confini dell’impero. Lo smembramento è iniziato con l’autorità portuale: il disinteresse nei confronti del nostro territorio è preoccupante”. L’area di Massa Carrara, spiega Bedini, “ha bisogno di 50-60 milioni di euro, e non di spiccioli, per uscire da questa profonda crisi strutturale. Se non liberiamo i terreni dall’etichetta dell’inquinamento e non creiamo le condizioni strutturali per stimolare gli investimenti avremo una autonomia di altri 10, forse 15 anni, e poi resterà ben poco del patrimonio di imprese che oggi esiste, persiste e sopravvive”.

di Diego Giorgi, giornalista

03 febbraio 2016

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