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Centrafrica, borse di studio per costruire la pace

ROMA – “Aiutiamo i giovani, a scuola e all’università, perché il Centrafrica manca in modo drammatico di persone competenti nei vari settori”: a parlare con la DIRE è padre Federico Trinchero, missionario a Bangui, promotore insieme con i suoi confratelli di un programma che sta garantendo borse di studio preziose per il futuro. L’iniziativa è cominciata alcuni anni fa, “quasi per caso e ingrandendosi un po’ alla volta”, premette il religioso. Convinto che lo stimolo e l’incoraggiamento decisivi siano venuti dalle donazioni di privati e associazioni veicolate dalle Missioni carmelitane liguri e dalla onlus Amicizia missionaria.

Un canale di solidarietà, che nel 2017 potrebbe ampliarsi ancora. “Grazie al grande sostegno che abbiamo ricevuto lo scorso anno – sottolinea padre Trinchero – abbiamo potuto aiutare 85 bambini della scuola elementare, 55 ragazzi della media, 40 delle superiori, 30 universitari e tre studenti del nostro seminario carmelitano di Yolé”. Tra le novità dell’ultimo periodo, corsi di recupero di matematica e francese, l’acquisto di materiale scolastico e di dizionari per gli alunni più diligenti. 

Il contesto è quello di un Paese alle prese con l’eredità velenosa del conflitto civile divampato nel 2013 ma che, allo stesso tempo, prova a risollevarsi. “Il Centrafrica vive un momento di relativa pace ed è ancora più importante insistere sull’importanza e l’urgenza di investire nell’educazione, dalla scuola materna all’università” sottolinea padre Trinchero. “Per la prima volta dall’inizio della guerra, l’ultimo anno scolastico si è svolto in modo abbastanza regolare, senza troppi scioperi o vacanze forzate a causa dei combattimenti”. Da alcuni mesi, a Bangui e in altre zone del Paese molti bambini e i ragazzi hanno ripreso ad andare a scuola con regolarità. La speranza è che gli scontri e le rappresaglie tra i ribelli della coalizione Seleka e le milizie degli Anti-Balaka possano diventare un ricordo lontano. Anche se, ricorda il missionario, a Bangui nei momenti più drammatici, prima dell’elezione nel febbraio scorso del presidente Faustin-Archange Touadera, “l’Onu calcola che ben 10 mila bambini non possono ancora tornare nelle loro aule occupate dai gruppi armati”.

di Vincenzo Giardina, giornalista professionista

03 gennaio 2017

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