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Siria, attivista lancia l’allarme: “Il villaggio di Wadi Barada sarà la prossima Aleppo”


ROMA – Il villaggio di Wadi Barada potrebbe essere la prossima Aleppo. A denunciarlo, sul suo profilo Facebook, e’ Dani Qappani, attivista, giornalista e abitante di questa cittadina, che dista meno di una ventina di chilometri da Damasco. Posta sulla direttrice nord-occidentale che conduce al Libano, Wadi Barada sarebbe posta sotto l’assedio delle truppe siriane e dei miliziani di Hezbollah, nonostante il cessate il fuoco entrato in vigore nei giorni scorsi.

A causa di tali operazioni, le 100 mila persone residenti “di cui in maggioranza donne, bambini e anziani“, “rischiano di andare incontro a un disastro umanitario” a causa della mancanza di “beni essenziali” quali cibo, acqua e medicinali. Nella zona che circonda la capitale altri testimoni e operatori di ong nel vicino Libano, oltre a Dani Qappani, stanno denunciando in questi giorni la violazione del cessate il fuoco da parte del governo siriano, così come riportano anche fonti di stampa concordanti.

“Confermiamo – prosegue l’appello dell’attivista – che non ci sono miliziani del Fronte Al-Nusra o del gruppo Stato islamico a Wadi Barada, così come invece sostiene il regime per ottenere una motivazione legale per proseguire le proprie operazioni militari”.

Quindi spiega ancora che, se da un lato “il governo si è impegnato a rispettare la tregua”, dall’altro “ha sfruttato il fatto che siano saltate le comunicazioni nel corso della giornata”, nonche’ il fatto che “l’attenzione fosse concentrata su altri eventi internazionali come l’attentato a Istanbul o i festeggiamenti per il nuovo anno”, al fine di “proseguire le operazioni militari nell’area“.

Quindi Qabbani si fa portavoce dei residenti di Wadi Barada per lanciare un appello “a tutte le organizzazioni per i diritti umani nel mondo affinche’ inviino i loro rappresentanti nei nostri villaggi per impedire all’esercito siriano e alle milizie Hezbollah di violare il cessate il fuoco”. L’attivista chiede inoltre che “maggiori sforzi” siano compiuti “affinche’ l’assedio, che sta proseguendo ormai da molto tempo, termini”.

Infine annuncia: “Siamo anche disposti a far entrare nel villaggio squadre per la manutenzione delle strutture di Fijeh Spring per permettere a Damasco di ottenere acqua potabile, a condizione che il regime interrompa del tutto le operazioni militari”. Molti quartieri della capitale sono privi d’acqua poiché le centrali sono state danneggiate nel corso dei combattimenti.

di Alessandra Fabbretti

03 gennaio 2017

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