Lazio

Rifiuti. Il Ministero ‘boccia’ la tariffa dei Tmb di Cerroni, la Procura indaga

ROMA – ‘Non corretta’. In relazione alla durata complessiva prevista delle attività, al valore dei terreni asserviti all’esercizio dell’attività e alla loro effettiva destinazione urbanistica, ai costi di gestione e, infine, in relazione alla remunerazione del capitale investito. Il ministero dell’Ambiente ha ‘bocciato’, secondo quanto apprende l’agenzia Dire, la determinazione della Regione Lazio del 20 settembre 2011 che ha rivisto la tariffa di accesso ai due tmb di Malagrotta (riconducibili a Manlio Cerroni), stabilendo un prezzo per tonnellata di 99 euro.

discarica

Un provvedimento che si era fondato sulla valutazione di due revisori (Paolo Pelino e Andrea Pirrottina), allegata a una relazione di Sviluppo Lazio cui l’amministrazione di allora aveva dato l’incarico, e che la E. Giovi (proprietaria degli impianti di trattamento che chiedeva una tariffa di 121,84 euro) aveva impugnato al Tar, che a sua volta aveva accolto il ricorso nel 2012, pur senza stabilire una tariffa. Una decisione appellata da Ama al Consiglio di Stato che, nel 2014, incarica il direttore della direzione generale per i rifiuti e l’inquinamento del ministero dell’Ambiente, Mariano Grillo, di disporre una verificazione per accertare la determinazione della tariffa di accesso ai due Tmb di Malagrotta. L’esito è arrivato il 29 aprile 2015 con una relazione di 42 pagine, da tempo all’attenzione della Procura di Roma che sta indagando sulla vicenda. Il documento (al quale hanno lavorato anche il prof. aggregato di Ragioneria de La Sapienza, Flaviano Moscarini, l’esperto dell’Ispra, Valeria Frittelloni, e il dirigente del ministero, Annaclaudia Servillo) ha risposto a quattro quesiti avanzati dal Consiglio di Stato alla commissione di verificazione: se la determinazione della tariffa di accesso ai 2 tmb è corretta in relazione alla durata complessiva prevista delle attività, al valore dei terreni asserviti all’esercizio dell’attività e alla loro effettiva destinazione urbanistica, ai costi di gestione e, infine, in relazione alla remunerazione del capitale investito. Tre risposte su quattro sono dei ‘no’.

La domanda relativa ai costi di gestione è rimasta inevasa, perché ‘il verificatore non ha potuto disporre degli elementi sufficienti a confermare la congruità del valore dei costi di smaltimento espresso nella relazione dei revisori’. Ciò nonostante la commissione ha avuto modo di sollevare un paio di importanti censure, di cui una degna di nota per gli inquirenti. Infatti, i verificatori hanno evidenziato che nella dichiarazione di E.Giovi sui costi a preventivo 2011 di smaltimento dei materiali in uscita dai due Tmb (pari a 19.428.591 euro), la voce relativa alla frazione organica stabilizzata è ‘frazionata in due: al 75% della quantità è stata applicata una tariffa pari a 65,81 euro tonnellata, mentre al 25% della quantità è stata applicata una tariffa pari a 32,91 euro’. Un comportamento contestato dai verificatori perché ‘le autorizzazioni (rilasciate dalla Regione per i due tmb, ndr) prevedono per la fos, conforme a determinate caratteristiche tecniche, la possibilità di utilizzo in attività di ricopertura dei rifiuti che sembrerebbe configurarsi come attività di recupero per la quale non dovrebbe essere prevista una tariffa di smaltimento’. Che invece, limitatamente a questa voce, E.Giovi contabilizzava in oltre 6,1 mln sui 19,4 sopra citati, incidendo così sul costo della tariffa. Inoltre ‘Di questa possibilità di differenziare la tariffa di smaltimento in discarica, in funzione della qualità del rifiuto, non vi è traccia nel decreto commissariale n.15/2005, né nel provvedimento di approvazione della precedente tariffa per lo smaltimento in discarica’. Ma ‘la principale incongruenza tra quanto dichiarato dalla società E.Giovi e quanto rilevato dai revisori, consiste nel costo attribuito allo smaltimento finale dei rifiuti prodotti dalle attività di trattamento dei due tmb’. Se da un lato la società proprietaria della discarica di Malagrotta (sempre E.Giovi) ‘avendo proceduto a richiedere in data 13.12.2010 la rideterminazione della tariffa per la discarica da essa gestita, ha utilizzato come riferimento il costo di 65,81 euro derivante dalla suddetta istanza di rideterminazione’, dall’altra ‘la Regione ritiene che il prezzo da prendere come parametro di riferimento debba essere pari a 42 euro/t risultante dal consuntivo 2009’.

La commissione non ha potuto decidere sulla congruità del prezzo sostenuto da E. Giovi perché ‘oggetto di un altro procedimento amministrativo’, tuttavia ‘non può non considerare che dalla mancata istruttoria da parte della Regione Lazio (che non si era espressa sull’istanza di ricalcolo della tariffa a Consuntivo 2009 avanzata da E.Giovi perché nel frattempo c’era stato il commissariamento da parte del governo, ndr) della istanza presentata dalla stessa E. Giovi, non discende necessariamente la congruità del costo di smaltimento. Nel merito, infatti, non vi è stata alcuna verifica sul costo di 65,81 euro per tonnellata richiesto dalla società per il conferimento in discarica‘. Altro punto fortemente osservato dalla magistratura è quello relativo alla determinazione della tariffa in relazione ‘al valore dei terreni asserviti all’esercizio dell’attività e alla loro effettiva destinazione urbanistica’, considerando che, come hanno ricordato i verificatori, ‘il costo di acquisizione dell’area incide sul calcolo della tariffa’. E.Giovi ‘ha scelto- si legge ancora nella relazione- di sostituire il costo di taluni beni, tra cui i terreni, con il loro fair value’. Dove il costo storico dei due terreni dove sono sorti i tmb era pari, rispettivamente, 206.582,76 euro e 2.298.233,20 euro, mentre le rispettive rivalutazioni ammontavano a 6.340.000 euro e 10.375.449,00 euro, per un totale di valore sostitutivo di 16,7 milioni di euro. ‘Risulta- prosegue la relazione- che E. Giovi abbia sostenuto un costo totale di 2.272,410 euro (all’epoca dei fatti pari a 4,4 miliardi di lire, ndr) per l’acquisto di un’area di superficie complessivamente pari a 449.725 mq’. Ma secondo i verificatori ‘solo una parte del costo sostenuto da E. Giovi per l’acquisto dei terreni è allocabile agli impianti di Tmb che insistono su una superificie di 103.250 mq. La restante parte dei terreni è adibita ad altri usi’.

E soprattutto il decreto commissariale della Regione Lazio del 2005 che disciplinava la procedura per la determinazione delle tariffe ‘indica il criterio del costo (cioé ‘il complesso degli oneri che un’impresa ha effettivamente sostenuto per procurarsi un dato bene’, ndr) alla base della determinazione della tariffa’ e quindi ‘eventuali rivalutazioni consentite dagli IAS/IFRS e da leggi speciali- proseguono i verificatori del ministero- non rappresentano elementi di costo da attribuire alla voce ‘Costo di acquisizione delle aree”. Secondo la commissione ‘al fine di determinare il costo complessivo delle aree su cui insistono gli impianti di Tmb, i revisori avrebbero dovuto moltiplicare i prezzi unitari dei terreni (0,499 euro/mq e 58,209 euro/mq) per i metri quadrati di superficie effettivamente occupati da ciascun impianto di Tmb’. Quindi non solo la tariffa non è ‘corretta in relazione al valore stimato dei terreni asserviti all’esercizio dell’attività degli impianti di Tmb’ ma inoltre ‘si ritiene che il valore dei terreni dichiarato da E. Giovi non sia stato determinato conformemente alla disciplina vigente’. Altre due bocciature della tariffa sono arrivate sia ‘in relazione alla durata complessiva prevista delle attività (dei due tmb, ndr) sia ‘in relazione alla remunerazione del capitale investito’. Sul primo punto, la tariffa richiesta da E. Giovi ‘è fondata sull’assunto che i beni materiali connessi agli impianti Tmb1 e Tmb2 (opere civili, elettromeccaniche, impianti di abbattimento e opere complementari e accessorie, pari a 90.426.000 euro, ndr) esauriscono la loro residua possibilità di utilizzazione o vita utile al termine dei 6 anni di durata dell’autorizzazione (2015)’, secondo la Regione invece la durata di vita era pari a 7 anni. Per i verificatori, tuttavia, ‘è ragionevole ritenere che, alla data di presentazione dell’istanza da parte di E.Giovi, i beni materiali che costituiscono gli impianti di Tmb avessero una vita utile superiore alla durata dell’autorizzazione richiesta’. Addirittura ‘dall’esame del ‘registro dei beni ammortizzabili del 2009’ di E. Giovi è emerso che la società avesse stimato la residua possibilità di utilizzazione delle ‘opere edili Malagrotta 2′ e dell’impianto di preselezione Malagrotta 2 rispettivamente in 26 e 17 anni circa’. Infine, quanto alla remunerazione del capitale investito, ‘è come se i revisori- conclude la relazione- avessero ipotizzato che il costo complessivo dell’investimento dovesse essere ‘spalmato’ lungo un arco temporale corrispondente alla durata dell’autorizzazione pari a 6 anni’. Quindi il verificatore ha ritenuto che ‘la determinazione della tariffa di accesso ai due impianti di trattamento non sia corretta in relazione al calcolo del valore della ‘remunerazione del capitale investito” e che ‘il valore della remunerazione del capitale investito dichiarato da E.Giovi non sia stato determinato conformemente alla normativa vigente’.

La palla è passata in mano al Consiglio di stato che, paradossalmente, potrebbe respingere il ricorso di Ama perché, sulla scorta della verificazione, addirittura la tariffa in vigore, che la municipalizzata dei rifiuti capitolina ha chiesto indirettamente di mantenere, sarebbe eccessiva. I giudici di secondo grado non possono formulare una nuova tariffa ma nelle motivazioni del giudicato potrebbero evidenziare quanto sostenuto dalla commissione di verificazione, spalancando le porte a una causa civile di Ama nel confronti di E.Giovi per recuperare gli eventuali costi non dovuti. Una cifra che si potrebbe aggirare sui 60 milioni di euro, usciti dalle tasche dei romani e non solo (nei tmb di Malagrotta vanno anche i rifiuti della Città del Vaticano e di Fiumicino) che li hanno pagati nella Ta.Ri. Nel frattempo la Regione Lazio ha provveduto ad aggiornare la tariffa dei Tmb che adesso, dopo il riconoscimento degli extracosti per l’invio fuori Regione dei materiali in uscita (a causa della chiusura di Malagrotta), è di oltre 135 euro tonnellata. Un atto che non è passato inosservato in Procura.

di Marco Tribuzi – Giornalista professionista

2 dicembre 2015
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