Sanità, nuove frontiere sullo screening del K mammario. Oggi il convegno all’UniCusano

mammografiaROMA – Le nuove frontiere della tecnologia e della biotecnologia applicate allo screening del K mammario. A partire dall’utilizzo della angiomammografia, ritenuta un’innovazione tecnologica con straordinari profili di interesse per la diagnosi precoce dei tumori al seno. Si è parlato di questi temi a Roma all’Università degli studi Niccolò Cusano, dove si è tenuta la tavola rotonda ‘Il problem solving nella gestione del K mammario – Innovazione tecnologica e biotecnologie nello screening del K mammario: potenzialità e limiti’. Al dibattito, insieme al rettore Fabio Fortuna, erano presenti decine di esperti del settore, dalla dottoressa Annamaria Bianchi, dottore di ricerca in “Innovazioni tecnologiche nelle terapie integrate dei tumori del seno”, al professor Riccardo Masetti, presidente dell’associazione Susan G. Komen Italia per la lotta ai tumori al seno, fino al dottor Giuseppe Lavra, vicepresidente dell’Omceo Roma, l’ordine provinciale dei medici, chirurghi e odontoiatri.

“Quando si parla di senologia- ha spiegato la dottoressa Bianchi- un aspetto fondamentale è l’approccio multidisciplinare. All’interno di questo approccio, il radiologo senologo ha in particolare il ruolo di evidenziare in fase precoce il tumore del seno e di acquisire tutte le informazioni necessarie per la scelta delle migliori strategie terapeutiche, come quella chirurgica. In questo senso va sottolineata l’importanza dell’angiomammografia, l’innovativa metodica di imaging che può infatti diagnosticare il cancro della mammella in fase molto precoce riuscendo ad evidenziare piccole lesioni neoplastiche non visibili alla mammografia digitale standard”.

“C’è ormai una professione medica in crisi- ha invece detto Lavra parlando dell’approccio dei medici ai malati- bisogna ripensare la figura del medico. La medicina ha pensato più all’aspetto del sapere che a quello dell’essere cosciente. Abbiamo medici preparatissimi ma per coscienza professionale possono avere carenze nella formazione. A noi è arrivato il testamento di Ippocrate che ci ha insegnato le basi etiche della medicina. Questo è fondamentale e va riscoperto e riaggiornato al nuovo approccio dei medici nella cura di determinate malattie”.

“Mi sento orgoglioso di ospitare un convegno come questo nel nostro ateneo- ha concluso Fortuna- perché credo davvero che la ricerca sia alla base del progresso di un Paese civile. Ed in particolare questo vale per la medicina, che è la disciplina più importante, insieme all’ingegneria, se non altro perché si parla di vite umame”.

di Emiliano Pretto – giornalista professionista

2 Ott 2015
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