Toscana

A Firenze giro di vite sulle slot: “Aperte solo 6 ore”

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FIRENZE – Il Comune di Firenze dichiara guerra alle slot machine e alle video lottery presenti nelle sale da gioco, nei centri scommesse ma anche nei bar. E’ il sindaco Dario Nardella a vestire i panni dello “sceriffo” perché, spiega in una conferenza stampa convocata a Palazzo Vecchio, “la situazione è gravissima”. La “piaga” si chiama ludopatia, “una vera e propria malattia- sottolinea il primo cittadino- con i numeri di un’epidemia che tocca tutte le fasce sociali e di età”. Per questo l’amministrazione, di concerto con l’Asl, ha licenziato un pacchetto di provvedimenti stringenti– “forse tra i più severi d’Italia“, afferma il sindaco- per contrastare un fenomeno “in crescita”. Due i fronti d’azione scelti dalla giunta: la modifica del regolamento comunale- attraverso una delibera che poi dovrà passare in Consiglio-, ma anche un’ordinanza, che Nardella firmerà nel pomeriggio, per limitare gli orari di accensione e funzionamento di slot e video lottery.

nardella1Il primo punto ricalca e amplia la normativa regionale (l’articolo 4 della legge regionale 57/2013) che vieta l’apertura di centri di scommesse e di spazi per il gioco con vincita in denaro ad una distanza inferiore a 500 metri, misurata in base al percorso pedonale più breve, da istituti scolastici di qualsiasi grado, luoghi di culto, centri socio ricreativi e sportivi o strutture residenziali o semiresidenziali operanti in ambito sanitario o socio- assistenziale. Palazzo Vecchio, in sostanza, espande questo principio anche alle “strutture di accoglienza, ai centri anziani, alle mense sociali e mense diffuse, agli alloggi volano e di accoglienze di secondo livello”. Non solo, per installare una slot ad oggi è necessario presentare una Scia (la segnalazione certificata di inizio attività); con la delibera cambia tutto, visto che il via libera alla richiesta passerà da “un’autorizzazione” comunale.

Slot_machine01C’è poi la parte più dura delle misure licenziate, l’ordinanza appunto. Da lunedì, grazie al provvedimento, le fasce orarie in cui sarà consentito giocare si ridurranno sensibilmente. Nei bar o nelle sale da gioco le slot machine potranno restare in funzione 6 ore al massimo, non più 12: si passa infatti da metà giornata, le 12-24, al segmento 16 alle 22. Va peggio alle cosiddette video lottery (le Vlt, i sistemi cioè collegati alla rete): se fino ad oggi i congegni si accendevano dalle 12 fino a chiusura del locale, con l’ordinanza potranno restare attivi dalle 16 alle 20, solo 4 ore in sostanza. Inoltre, durante il periodo di inattività, si spiega nell’atto, slot machine e Vlt “devono essere completamente spenti”. Fanno un balzo in avanti anche le sanzioni, visto che la cifra minima della multa passa da 25 a 200 euro (con un massimo fissato dalla legge a 500 euro). Se i controlli saranno affidati alla polizia municipale, la prevenzione, l’altra parte del piano, sarà incentrata sui giovani e sulle scuole, con corsi ad hoc per gli insegnanti, con gli “Operatori di strada” ma anche potenziando “Youngle” e “Genitori in corso”, le due pagine Facebook dedicate al contrasto di tutte le dipendenze. “I giovani- dice Nardella- perché anche loro non sono immuni alla ludopatia”. Lo spiega uno studio dell’Asl che fa vedere come il fenomeno sia trasversale, con tre picchi: 45-49, over 60 e 35-39 anni.

ludopatia01Per far capire le dimensione del problema il Comune tira fuori gli stessi numeri emersi dallo studio pubblicato la scorsa primavera dalla Comunità delle Piagge e dal laboratorio politico Cantieri solidali. Alle Piagge, nella periferia nord di Firenze, stando al censimento del 2014 sono registrati 335 apparecchi in un territorio in cui vivono 21.725 persone: una slot machine ogni 65 abitanti, quando la una media nazionale è una ogni 166 abitanti. Cifre che si vanno a sommare con quelle di chi si è rivolto ai centri sanitari per “disintossicarsi” dal gioco: se nel 2010 erano 123, nel 2015 sono state 222 le persone che in un anno si sono rivolte ai Sert, “quasi il doppio”, fa notare Adriana Iozzi, responsabile del responsabile Sert-C di via Lorenzo il Magnifico. Che poi aggiunge: “La verità è che le patologie sono molte di più, poi però subentra la vergogna, si sottovaluta il problema, oppure le maglie della dipendenza sono troppo strette per chiedere aiuto”.

Sempre lo studio dell’Asl evidenzia che su 10 casi, 8 riguardano uomini (80,6% a 19,4%). Ma anche qui Iozzi mette in guardia dalle percentuali ufficiali: “Spesso le prime a venire nei nostri centri– racconta- sono le donne, moglie, mamme o sorelle di uomini malati“. Una cosa che, a parti inverse, cioè con la donna finita nella morsa del gioco, “succede raramente con i mariti o in generale con gli uomini. Per questo possiamo dire tranquillamente che anche per quel che riguarda il mondo femminile c’è un incremento delle problematiche”.

di Diego Giorgi, giornalista

2 settembre 2016
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