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Un mega orso polare davanti alla Shell di Londra, Greenpeace dice no alle trivelle in Artico

“Sono stata nell’Artico, ho visto la bellezza, ho visto la natura, e il mio cuore soffre nel pensare che in questo momento Shell sia proprio lì, a trivellare per cercare quel petrolio che non solo minaccia il loro habitat ma anche il nostro”. L’attrice e sceneggiatrice britannica Emma Thompson, si è unita a 64 attivisti di Greenpeace davanti al quartier generale della Shell a Londra dove è stato portata, a pochi metri dall’ingresso, una colossale riproduzione di un orso polare delle dimensioni di un autobus a due piani. Sei attivisti sono all’interno dell’orso, incatenati ad esso in modo che non possa essere spostato.

“È per questo che sono qui, per dire no. Perché tutto questo deve finire. Insieme ad altri milioni di persone chiedo che Shell vada via dall’Artico, e questo gigantesco orso polare è qui per ruggire con tutte le nostre voci”, prosegue l’attrice britannica.

‘Aurora’, così è stato chiamato l’orso polare, resterà lì fino al termine di questo mese, ovvero fino alla fine della finestra temporale che ha a disposizione Shell per cercare idrocarburi nell’Artico, prima dell’arrivo dell’inverno.

Parlando alla stampa di fronte al palazzo di Shell, la Thompson ha dichiarato che “sarà la prima tra le decine di persone che disobbediranno all’ingiunzione legale che vieta al personale di Greenpeace UK e agli attivisti di oltrepassare una linea tracciata intorno all’edificio Shell di Londra”.

Questo pomeriggio l’attrice britannica tenterà inoltre di attaccare sul palazzo la stampa gigante di una zampa su cui sono riportati migliaia di nomi di persone che si sono unite alla campagna SaveTheArctic. Ad oggi, oltre sette milioni di persone in tutto il mondo hanno aderito all’appello di Greenpeace in difesa dell’Artico.

Durante la sua permanenza davanti al palazzo di Shell, ad intervalli Aurora emetterà un ruggito attraverso la porta anteriore, per chiedere al gigante petrolifero di disattivare i suoi impianti di perforazione e abbandonare l’Artico.

Solo due settimane fa, Shell ha ottenuto dall’amministrazione Obama il via libera definitivo per poter iniziare le trivellazioni nell’Artico. In queste ore Shell è all’opera, alla ricerca frettolosa di nuove riserve di petrolio, avendo a disposizione una finestra di poche settimane, fino al 28 settembre, prima che le operazioni siano rese impossibili dall’arrivo dell’inverno.

Le estreme condizioni artiche, con giganteschi iceberg in movimento e mari tempestosi, rendono estremamente rischiose le trivellazioni offshore nell’Artico. Lo stesso governo degli Stati Uniti stima che ci sia il 75 per cento di probabilità di un ingente sversamento di petrolio. E gli scienziati affermano che, se dovesse succedere, sarebbe impossibile rimediare al danno, con pesanti conseguenze sulla fauna, unica e preziosa, dell’Artico.

Ricerche dimostrano come le trivellazioni nell’Artico siano incompatibili con il mantenimento della temperatura del Pianeta entro i 2°C rispetto ai livelli pre-industriali, un obiettivo su cui convergono molti governi. Nelle ultime settimane, figure pubbliche come Al Gore, Hillary Clinton e l’Arcivescovo di Canterbury hanno espresso preoccupazione circa la ricerca di petrolio nell’Artico.

02 settembre 2015

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