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A Bologna è allarme cibo alla festa dell’Unità, troppo va sprecato

BOLOGNA – Scaloppine, patatine, lasagne e persino tortellini. Troppo cibo viene lasciato nei piatti e, di conseguenza, buttato nel cestino. Una cattiva abitudine che colpisce anche i ristoranti della Festa dell’Unità di Bologna. Un problema su cui il Pd sta cominciando ad arrovellarsi, tanto da pensare addirittura a una ‘penale‘ per chi non svuota il piatto e mettere un freno così alla “vena consumistica” dei clienti. A sollevare il caso è Piergiorgio Licciardello, presidente dei democratici di Bologna, sul suo profilo Facebook. “Alla fine della giornata di servizio al ristorante della Festa dell’Unità- scriveva Licciardello l’altra sera- ho maturato la convinzione che il prossimo anno qualcosa bisognerà inventarsi contro lo spreco di cibo”. Il renziano riferisce in breve la sua esperienza diretta. “Avendo lavorato allo sgombero dei tavoli non ho potuto non constatare l’ingente quantità di cibo lasciato nei piatti- afferma Licciardello- scaloppine intere, porzioni di patatine, tortellini, lasagne appena toccate e lasciate nei piatti, con l’inevitabile destino del cestino”. Secondo il presidente del Pd di Bologna, dunque, “studiare qualcosa sulla falsariga degli all-you-can-eat (la formula del buffet a prezzo fisso, ndr), con un obolo da pagare per chi non svuota il piatto non sarebbe una cattiva idea”.

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Ma qual è la causa del problema? Tra i vari commenti al post di Licciardello, molti se lo chiedono. E’ colpa della scarsa qualità del cibo, delle porzioni troppo grandi o è la solita pessima usanza di “mangiare con gli occhi” leggendo il menu e ordinare pietanze che poi non si riesce a finire? Licciardello su questo ha le idee chiare. “Il cibo è eccellente- assicura- e anche sulle quantità sono perplesso. Quando vedo, ad esempio, una normale vaschetta di patatine fritte lasciata per tre quarti, un panino cui viene staccato un pezzettino lasciandolo lì o una porzione di lasagna classica mangiata a metà…beh, mi viene la sensazione di un po’ di vena consumistica in eccesso. Sbaglierò, forse”.

di Andrea Sangermano

Giornalista Professionista

02 settembre 2015

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