Pd, Bonaccini accelera: “Ora Renzi cambi il gruppo dirigente”

S. Bonaccini

S. Bonaccini

BOLOGNA – Dopo il risultato delle amministrative, ora Matteo Renzi deve mettere mano al Pd e cambiare il gruppo dirigente. A spingere sull’acceleratore è Stefano Bonaccini, governatore dell’Emilia-Romagna e presidente della Conferenza delle Regioni. Proprio per i suoi impegni istituzionali, Bonaccini esclude un suo rientro in segreteria. “Non sarebbe possibile”, dice nel corso di un’intervista pubblica con il direttore di Panorama, Giorgio Mulè, in occasione della tappa ravennate del tour “Panorama d’Italia”.

Per Bonaccini, serve comunque un cambio di passo dentro il partito. “Io credo che Renzi debba costituire un nuovo gruppo dirigente al vertice del partito e penso che lo farà nelle prossime settimane“, afferma. Il governatore si dice a favore del fatto che “il premier sia anche segretario del partito, è una formula che ricorre in tutta Europa. Non sono contrario”. Semmai, ragiona Bonaccini, “il tema è avere vicino persone che si occupino di più del partito”, perchè deve essere “una forza radicata nella società”. Proprio per questo, Bonaccini invita il Pd a prestare più orecchio alle critiche.

“In generale- sostiene il presidente- credo che il Pd debba andare avanti sulle riforme, ma avere più ascolto verso la società. Alcuni blocchi sociali, come quelli della pubblica amministrazione e della scuola che tradizionalmente ci votavano, qualche elemento di inquietudine ce l’hanno”. Quindi, ad esempio, “dobbiamo avere più attenzione nei loro confronti”.

Non a caso un segnale è arrivato anche da questa tornata amministrativa. “Dobbiamo trarre da queste elezioni una lezione– avverte Bonaccini- non si vince più in nessun luogo, neanche in Emilia-Romagna, dove pure siamo andati bene, solo per la nostra storia e il nostro radicamento territoriale, mentre si può ambire a vincere, com’è accaduto a Varese, dove da 40 anni non eri mai stato competitivo. Dal punto di vista nazionale, ci vuole cautela nei giudizi sommari”.

Bonaccini cita l’esempio della sua regione e tira in ballo l’M5s. “Se abbiamo vinto bene in Emilia è anche perché a Parma i 5 stelle governano da tempo– sostiene il governatore- il sindaco Pizzarotti è una brava persona ma i miracoli non li fa. Quando arrivi, dici che risolverai tutto e poi non lo fai, i cittadini riflettono. Adesso Roma e Torino saranno banchi di prova severi. Anche in Emilia del resto, noi stessi abbiamo accusato qualche colpo, per esempio se abbiamo ripreso Cesenatico abbiamo perso Cattolica”.

2 Luglio 2016
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