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Il Viaggio del Ricordo degli studenti romani nei luoghi dell’esodo giuliano dalmata e delle foibe

TRIESTE – Deposizione di una corona per l’assessore capitolino alla Scuola con delega alla Memoria Paolo Masini nella risiera di San Sabba. Nel giorno conclusivo del Viaggio del Ricordo – nei luoghi dell’esodo giuliano dalmata e delle foibe – i 144 ragazzi dei 21 istituti superiori romani, hanno visitato la risiera lager a Trieste, campo di prigionia nazista, dove dal 43 al 45 venivano portati prigionieri di guerra ed ebrei, prima di venire smistati verso i campi di sterminio.

Qui fu portato anche Sergio De Simone, napoletano, ebreo di origini fiumane – cugino delle sorelle Tatiana e Alessandra Bucci, le più piccole superatiti italiane di Auschwitz – catturato insieme alla sua famiglia nel 44 a Fiume e ucciso a 8 anni ad Auschwitz a seguito di esperimenti condotti su di lui e su altri 20 bambini di varie nazionalità. A Sergio De Simone è dedicata una targa commemorativa un questo edificio ora trasformato in museo.

“Questo pezzo di territorio ha sofferto enormemente a causa di vicende che hanno lacerato il Paese e tutta l’Europa- ha commentato Masini- Oggi siamo qui in un luogo simbolo. Crediamo che la memoria debba avere il coraggio di guardare al futuro, e il futuro è l’Europa. Credo che, insieme a studenti e docenti, in Italia si debba fare molto, per costruire un’Europa dei diritti”.

Dopo la visita della ex risiera, l’assessore ha reso omaggio anche a Norma Cossetto – uccisa e gettata nelle foibe dai partigiani titini nell’ottobre 43 – portando fiori alla stele a lei dedicata.

FOIBE, PENSIERI DI ALUNNI LICEO ROMANO GIULIANO DALMATA –  Tra i ragazzi che hanno preso parte al Viaggio del Ricordo delle scuole romane, nei luoghi dell’esodo giuliano dalmata e delle foibe, ce ne sono alcuni che questa esperienza l’hanno vissuta in modo differente dagli altri.

Alcune delle alunne del liceo Aristotele nel quartiere Giuliano Dalmata di Roma – uno dei 21 istituti superiori capitolini che hanno preso parte al viaggio – hanno legami profondi con questi territori. I loro nonni e le loro nonne, infatti, hanno vissuto in prima persona i drammi e le angosce dell’esodo istriano dei primi anni del secondo dopoguerra, prima di stabilirsi definitivamente a Roma, nel quartiere che porta il nome dei luoghi da loro abbandonati a causa delle persecuzioni titine.

La nonna di Elena, ad esempio, è scappata da Pola a 17 anni nel 47. Lei, a differenza, di molti altri è potuta tornare nella sua terra natìa, lo fa ogni anno in occasione dei raduni degli esuli, “e spesso porta con sè tutta la sua famiglia- ha spiegato- per questo ho avuto modo di conoscere queste terre e il dramma che raccontano. E anche se lei ne parla a fatica io posso immaginare cosa voglia dire essere sradidicata dalla propria casa, dalle proprie origini”. E di Pola è anche il nonno paterno di Giulia. Anche lui non ama parlare della vicenda, ma in questo caso, forse si potrà aprire una breccia: “Nonno mi ha chiesto di raccontargli il viaggio quando tornerò, cosa ho visto e che sensazioni ho provato”. Cosa dirò? “Che è stata un’esperienza molto emozionate e formativa”. Qualche riserva sull’impostazione generale del programma: “Avrei preferito meno saluti e ringraziamenti e più testimonianze, ma si può sempre migliorare”, sorride.

Marina ha invece entrambi i nonni che hanno vissuto questo dramma e forse il loro amore è nato proprio in quella occasione: “Nonno è di Zara e nonna di Albona. Non ero mai stata qui e sono felice di aver avuto la possibilità di vedere con i miei occhi quello che hanno passato”. Tra loro c’è anche Claudia, lei non ha parenti esuli ma vive nel quartiere la cui identità non può prescindere da questo dramma e, per questo, anche lei in qualche modo ne è segnata: “E’ stato un viaggio intenso, forse troppo. Ancora non ho avuto modo di metabolizzare tutto il male che abbiamo visto”.

Ma c’è anche chi si è imbattuta in una sorpresa del tutto inaspettata e non è un’alunna ma una docente di un ustituto alberghiero romano. La professoressa Daniela, durante la prima giornata del Viaggio del Ricordo, al centro di Raccolta profughi di Padriciano in provincia di Trieste, all’interno dello spazio museale dove si trovano accatastati tutti i mobili degli esuli di Pola, in due di questi ha letto il suo cognome. Erano del padre – anch’egli esule del ’43 – con cui non aveva mai affronatato l’argomento quando questi erano in vita. Quando è stata chiamata dai suoi studenti, i primi a notare i rottami di legno con il nome della loro prof, stentava a crederci: “Quando mi hanno chiesto di accompagnare i ragazzi ho accettato con entusiasmo perchè penso sia importante che loro conoscano vicende un pò trascurate dalla storia, ma mai avrei pensato che questa esperienza potesse toccarmi cosí da vicino, con mio padre non ho mai parlato di questo e quando ho pensato di farmi avanti per chiedergli qualcosa era troppo tardi, ora mi sento come se il cerchio si fosse finalmente chiuso”.

di Ugo Cataluddi

02 maggio 2015

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