Terrorismo, la ricetta M5S: “Proteggere confini e governare flussi migratori”

“Il terrorismo home-grown rappresenta una crescente minaccia per la nostra sicurezza e aumenta di riflesso ed in risposta sia al cambiamento degli scenari internazionali, dai quali per lo più origina, che alle dinamiche sociali ed individuali che crescono nel nostro territorio. I rischi per la sicurezza interna possono essere derivanti da azioni di singoli o gruppi, estremisti di natura violenta, soggetti radicalizzati o foreign fighters reduci dagli scenari di conflitto”. Lo scrive Paola Giannetakis, candidato ministro dell’Interno del MoVimento 5 Stelle, sul Blog delle stelle in un lungo post dal titolo ‘Un’analisi sul terrorismo in Italia: scenario attuale e previsioni future’.

L’esponente 5 stelle sottolinea che “nel corso degli ultimi due anni, i casi di intercettazione e di successivi provvedimenti giudiziari e / o di espulsione a carico di possibili terroristi e comunque di individui coinvolti in attività di reclutamento e proselitismo sono aumentati”. Per questo, aggiunge, “e’ ragionevole ritenere che il fenomeno sia ancora sommerso e quindi prevedere una crescita e non una scomparsa del fenomeno. Pertanto i dispositivi adottati, che oggi appaiono adeguati agli interventi di prevenzione e contrasto, in prospettiva della reale evoluzione del fenomeno terroristico, a breve non riusciranno a rispondere con la stessa efficienza”.

Per Giannetakis “le misure giuridiche tradizionali sono oggi da rivedere, in particolare il fenomeno della radicalizzazione deve essere affrontato anche nella misura restrittiva modulata da una rivalutazione dello strumento di valutazione della pericolosità sociale. Coloro che mostrano comportamenti di elevato rischio e concreta possibilità di reiterazione del reato devono essere soggetti a misure idonee che hanno come obiettivo la sicurezza della collettività prima di tutto”.

Un passaggio e’ infine dedicato a ‘Identificazione e protezione dei confini nazionali’: “Governare adeguatamente i flussi migratori- sottolinea- è una priorità alla quale si aggiunge la crescente preoccupazione di questi mesi, i chiari richiami di organi quali Frontex sulla possibilità concreta che molti dei foreign fighters di ritorno entrino nascosti nei gruppi di migranti che approdano sulle nostre coste. L’emergenza è quindi rappresentata dalla necessità di utilizzare procedure di identificazione veloci, precise e anche di consentire la raccolta di tutti i dati biometrici rilevati in modo da renderli disponibili con immediatezza a tutte le Forze di Polizia. Questo può essere realizzato grazie all’uso massivo delle tecnologie biometriche che consentono il riconoscimento dei soggetti al di la del possesso di un documento di identità. In particolare questo produrrà risultati positivi in presenza di combattenti di ritorno”.

2 Aprile 2018
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