Politica

Guidi: “In quella telefonata davo notizia nota, nessuno ha rivelato segreti di Stato”

F. Guidi

F. Guidi

ROMA – Federica Guidi, in una lettera al ‘Corriere della Sera’, dice la sua sulla tempesta che ha l’ha colpita costringendola alle dimissioni. Nella telefonata intercettata fra lei e “colui che considero a tutti gli effetti mio marito”, scrive Guidi, “lo informavo di un provvedimento parlamentare di portata nazionale. In particolare, gli davo una notizia nota, su un fatto avvenuto in un luogo pubblico – il Parlamento – al quale hanno dato risalto tutti i media e del quale molti addetti ai lavori avevano già conoscenza perché di rilevante interesse per l’ economia nazionale. Insomma, nessuno ha rivelato segreti di Stato“.

Non solo, aggiunge Guidi, “io rivendico l’importanza di quella norma per il Paese. È un settore che il governo ritiene strategico e che comporta la creazione di posti di lavoro e di un indotto importante. Insomma, non era necessario un mio speciale interessamento per mandare avanti una norma così importante. E comunque, dopo che è stata approvata, non abbiamo attivato i poteri sostitutivi che la legge ci conferiva”. “In sintesi- insiste- appare chiaro che tutto è accaduto alla luce del sole, su un progetto strategico per il Paese e nel massimo rispetto del mio ruolo. Ovviamente, mi rendo conto che ci sono tutti gli ingredienti per uno scandalo mediatico: il Ministro, la telefonata, il grande progetto industriale, un mio familiare. Ricamarci sopra, per molti, è stato facile. Ancor più facile in vista del referendum sulle trivelle, che per molti è occasione non di ragionamento serio ma di bagarre politica”. “Anche per questo- conclude Guidi- primariamente per ragioni di opportunità politica ho subito deciso di dimettermi, per senso di responsabilità verso il governo del quale ho fatto parte, a maggior ragione alla vigilia di un appuntamento fondamentale come è il referendum sulle trivelle”.

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2 aprile 2016
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