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scientificamente - Gli Speciali di DIRE

Vega, il piccolo lanciatore dal cuore italiano

Nasce a Colleferro, vicino Roma, il piccolo grande lanciatore dal cuore italiano che porta i satelliti nello Spazio e unisce scienza, tecnologia e industria in un’unica comunità. A Vega, il Vettore europeo di generazione avanzata, è stata dedicata un’intera giornata nella sede dell’Agenzia spaziale italiana (Asi). Ricercatori, tecnici, dirigenti appartenenti al mondo dell’Università, alle Agenzie spaziali italiana e europea e all’Elv, società partecipata da Asi e Avio, si sono riuniti come una vera community per ripercorrere il cammino di Vega e guardare al suo futuro. Tutti insieme, perché è dalla loro collaborazione che è nato un successo. (Ascolta Roberto Battiston, presidente dell’Agenzia spaziale italiana al minuto 04’29”)

E’ di pochi giorni fa la proposta di Google di utilizzare il lanciatore Vega per portare in orbita i primi Sky Box, piccoli satelliti destinati a formare una costellazione voluta da Mountain View per la diffusione di Internet in tutto il mondo. Ma non c’è solo Google. Ci sono anche altre richieste per un ‘passaggio’ nell’orbita bassa, su cui Vega posiziona il suo carico di piccoli satelliti. Dopo la firma per dieci lanci, del valore di 260 milioni di euro, ne sono attese di analoghe al ritmo di un contratto ogni tre, quattro anni. Per ora i lanci calendarizzati sono tre all’anno, ma si può arrivare anche a 4, ottenendo così un ampio superamento della soglia di separazione tra convenienza economica e criticità, fissata a 2,5 lanci ogni anno. E questo con la ‘taglia’ attuale di Vega. Nuove strade si possono aprire con l’evoluzione Vega C e con il motore P120, quando il ritmo di produzione si attesterà a 36 all’anno e potrebbe darsi che il carico del futuro sarà costituito anche da satelliti più grandi, come quelli destinati a Cosmo SkyMed o Sentinel.

Vega attualmente fa parte del segmento di lanciatori di piccola taglia e i suoi primi 4 lanci sono stati un successo. Ma quali sono le caratteristiche principali di Vega? (Ascolta Marcello Onofri, direttore del Centro ricerche Aerospaziali dell’Università ‘Sapienza’ dal minuto  06’05”)

Vega posiziona i piccoli satelliti in un’orbita bassa, da cui i loro ‘occhi’ possono puntare la Terra per un’osservazione completa. (Ascolta Stefano Bianchi, Vega program manager dell’Esa al minuto 07’17”)

Nel caso di Vega l’interazione tra Agenzie, industria e Università ha funzionato. Questa storia di successo, auspicano tutti gli attori coinvolti, è un esempio per tutti i progetti a venire.

 

LE NEWS DI QUESTA SETTIMANA

 

SCOPERTO UN NUOVO VULCANO IN COLOMBIA

E’ stato individuato in Colombia un nuovo vulcano potenzialmente attivo. Si trova in una zona in cui si riteneva che le manifestazioni vulcaniche fossero inesistenti. A fare la scoperta, un gruppo di ricercatori dell’Istituto per la dinamica dei processi ambientali del Cnr (Idpa-Cnr) di Milano e del Servicio geológico colombiano (Sgc), durante una campagna finalizzata all’esplorazione geologica e geotermica delle Ande colombiane. Il ‘nuovo’ vulcano è stato ribattezzato Escondido. Pare che la sua ultima attività risalga a circa trentamila anni fa. Questa scoperta modifica in modo sostanziale le teorie sulla distribuzione del vulcanismo recente nella Cordigliera centrale delle Ande settentrionali, indicando che la risalita dei magmi nella crosta e il controllo esercitato dalle strutture tettoniche sono processi più pervasivi di quanto ritenuto in passato

SAM ALLA RICERCA DELLO XENO SU MARTE

Lo strumento SAM di Curiosity è al lavoro per individuare tracce di Xeno nell’atmosfera marziana. Lo Xeno è un gas nobile pesante e, come i suoi simili, ha la caratteristica di non reagire con altre sostanze nell’aria e nel suolo e proprio per questo costituisce un eccellente tracciatore della storia climatica. Lo Xeno su Marte c’è, ma è presente in percentuale molto bassa. Per questo la sfida di Curiosity è molto ardua. Se riuscirà nella sua analisi Sam, che è attrezzato per realizzarE spettrometria di massa, gascromatografia e spettrometria laser, potrà fornire importanti dati sulla stroria del pianeta rosso, ricostruendo l’evoluzione climatica del pianeta.

MERCURIO, IL PIANETA NERO

Le comete potrebbero aver dato una spolverata al carbonio su Mercurio, rendendolo un pianeta dalla superficie scura e opaca. L’ipotesi è di Megan Bruck Syal, ricercatrice al californiano Lawrence Livermore National Laboratory ed è stata pubblicata su Nature Geoscience. Il colore di Mercurio da anni fa interrogare gli scienziati, che lo osservano grazie alla missione Messenger della Nasa. E’ un colore scuro, meno riflettente della Luna. L’idea è che la polvere di carbonio possa essere calata su Mercurio trasportata da micrometeoriti derivanti dalle comete, conferendo così queste caratteristiche così particolari al pianeta.

I TOPI SI ACCORGONO SE I LORO SIMILI SOFFRONO

Quando i topi provano dolore cambia la loro espressione facciale, in maniera simile a quello che succede agli umani. Gli scienziati si sono chiesti se queste espressioni di sofferenza si traducessero in una comunicazione di dolore diretta agli altri topi, o se si trattasse solo di reazioni fisiche slegate da altri significati. La scoperta, riportata da Science, è che i roditori prestano attenzione alle espressioni emotive dei loro compagni, rilevando la loro sofferenza. Questa nuova conoscenza apre nuove prospettive riguardo alla sperimentazione animale.

di Antonella Salini

02 aprile 2015

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