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Sanità. Zingaretti approva gli atti aziendali: “Ce l’abbiamo fatta”

N. Zingaretti

N. Zingaretti

ROMA – Dopo il decreto sul riordino della rete ospedaliera nel Lazio, il commissario per il piano di rientro della sanità del Lazio, Nicola Zingaretti, ha approvato, dopo un passaggio informativo in Consiglio regionale, gli atti aziendali. Un momento fondamentale nel percorso di riforma della sanità regionale che porta chiarezza dopo un decennio di confusione. La presentazione e’ avvenuta in una conferenza stampa alla presenza del subcommissario, Giovanni Bissoni, del responsabile della cabina di Regia, Alessio D’Amato, della direttrice della programmazione sociosanitaria, Flori Degrassi, e del presidente della commissione regionale Sanità e Salute, Rodolfo Lena.

Ce l’abbiamo fatta, abbiamo vinto una grande scommessa- ha detto il presidente della Regione Lazio e commissario, Nicola Zingaretti- Ora siamo nella fase attuativa delle scelte ma con alle spalle una squadra che ha prodotto un grande risultato”

L’attuale assetto delle aziende era un ibrido prodotto da un mix di quanto previsto dai documenti del 2008 e del 2004. Basti pensare che alcune aziende non hanno mai avuto l’atto aziendale, un caos organizzativo che ora viene definitivamente superato. Oggi dunque si concretizza un’ulteriore rivoluzione della sanità laziale.

Per quattordici dei 16 Atti aziendali già c’è il decreto e sono quelli delle Asl Rm B, C, D, E, F, G, H, Viterbo, Latina, Frosinone, Rieti, Ares 118, Aziende ospedaliere San Camillo e  S.Giovanni; per i due Irccs Ifo e Spallanzani c’è già il via libera della Commissione tecnica ed il decreto sarà firmato nei prossimi giorni. Tutto questo rende possibile dare una nuova configurazione ed una  nuova missione ad ogni singola azienda del sistema sanitario regionale. Il risparmio stimato e generato da questo cambiamento ammonta a circa 20 milioni di euro.

 

Gli atti approvati sono stati elaborati in base ai criteri dettati dal decreto Balduzzi che indica nel rapporto 17,5 posti letto per ogni unità operativa complessa dei presidi ospedalieri, il parametro cui attenersi, mentre per le strutture non ospedaliere l’indicatore è di una unità operativa complessa ogni 13.515 residenti.

L’applicazione di questi parametri, insieme al decreto sugli standard approvato dalla Conferenza Stato Regioni, ha prodotto una diminuzione delle Uoc del 38% rispetto a quelle esistenti portandole da 1.774 a 1.090 con una taglio netto di 684 unità dirigenziali.

In particolare le posizioni dirigenziali relative alle unità operative complesse passano da 1.123 a 656 con una riduzione di 467 unità che rappresentano il 42% del totale, quelle  non ospedaliere invece passano da 651 a 434, con una riduzione in percentuale del 33% ed in assoluto di 217 unità.

Gli atti aziendali producono lo snellimento anche dell’organizzazione interna delle aziende sanitarie: i dipartimenti dovranno essere punto di riferimento unico per almeno sei unità operative. In conformità al nuovo Statuto di Roma Capitale gli ambiti territoriali dei distretti delle Asl RmA, RmB, RmC, RmE verranno adeguati in ragione degli accorpamenti dei municipi ed il loro numero ridotto dagli attuali 19 a 15.

Le aziende sanitarie dovranno individuare adeguati meccanismi di integrazione e coordinamento interdistrettuale, con la possibilità di costituire distretti interaziendali e stipulare intese tra aziende confinanti. Non c’è l’atto aziendale della Roma A perché entro la fine dell’anno si concluderà il processo di creazione di una nuova azienda di area vasta che sarà tra le più grandi in Italia  per numero di residenti, e quelli delle aziende ospedaliere universitarie che redigeranno l’atto dopo la firma dei Protocolli.

“FINISCE L’EPOCA DEL FEUDALESIMO” – “Gli atti aziendali sono fine epoca feudalesimo della sanità nel Lazio”. Nicola Zingaretti non usa mezze misure per definire la svolta, raccontando anche un particolare. “Avevamo delle Uoc anche con un posto letto destinato, figlio della incapacità di fare programmazione e strategia”. Invece adesso “stop a strutture completamente slegate dalle esigenze di cura e assistenza dei cittadini” e calo del numero delle unità operative complesse, del 38% rispetto a quelle esistenti portandole da 1.774 a 1.090 con una taglio netto di 648 unità dirigenziali.

Ma i numeri sono anche altri: 6% in più di posti letto in tutte le province, che sono state penalizzate in passato, finalmente le 5 reti tempo dipendenti (emergenza, ictus, cardiologia, trauma e perinatale), una rete specialistica oncologica di senologia, 48 case della Salute programmate, 17 ambulatori a Roma aperti il sabato e la domenica e 713 unità di cure primarie.

“Era un decennio che non si arrivava a una situazione di così forte programmazione e stabilizzazione del quadro del sistema- ha detto Zingaretti- Con gli atti aziendali rendiamo possibile e credibile al Lazio di cambiare pagina sulla sanità e intraprendere con grande determinazione la strada dell’uscita dal commissariamento, che sarebbe stato impossibile senza un modello di sistema sanitario. La forza della programmazione riduce lo spazio dell’arbitrio e confusione e restituisce alla sanità del Lazio la forza della capacità di promuovere indirizzi”.

La firma degli atti aziendali porterà soprattutto “alla possibilità di stabilizzare le prime seicento unità di precari ed entro il 2015, in rapporto con il tavolo di rientro, aprire la fase delle nuove assunzioni. Dal 2007 a oggi nel Lazio si sono perse circa ottomila unita’ di personale, una sanità che ha oltre duemila contratti a tempo determinato e col trentacinque per cento con un’eta’ media oltre i 54 anni, c’e’ il rischio di escludere un’intera generazione di medici e personale sanitario dalla sanità”.

di Marco Tribuzi

02 aprile 2015

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