Emilia Romagna

Unipol, si apre ‘cassa-resistenza’ per ammortizzare sciopero a oltranza

BOLOGNA – Dopo i due scioperi a Linear e Unisalute, e con 10 ore a braccia incrociate all’orizzonte, i sindacati si ‘attrezzano’ per una lunga lotta contro le scelte unilaterali di Unipol (esternalizzazioni e cambi di contratto).

L’azienda insomma è ‘avvisata’: le prime mobilitazioni (i due scioperi a singhiozzo, l’ultimo condito dalla diatriba sugli ascensori negati ai dipendenti che lavorano nella torre di Bologna) sono state un assaggio: “A breve la mobilitazione investirà le altre sedi, anche attraverso una cassa di solidarietà e resistenza, una raccolta fondi per finanziare lo sciopero ad oltranza, per far tornare l’impresa sui propri passi riprendendo il dialogo con il sindacato e tutti i lavoratori rappresentati”, annunciano First-Cisl, Fisac-Cgil, Snfia, Fna e Uilca-Uil salutando la “grandissima partecipazione” allo sciopero in Unisalute e Linear contro l’esternalizzazione di parte delle attività di call center; ma hanno aderito allo stop anche gli amministrativi, evidenziano i sindacati.

GIA’ PARTITA DIFFIDA PER COMPORTAMENTO ANTISINDACALE

La loro protesta con “quattro interruzioni di 15 minuti dalle 9.15 alle 18.15, ha completamente paralizzato le due società” e “la straordinaria determinazione e unitarietà dimostrata dai lavoratori” è “un dato assai significativo dello stato di forte insoddisfazione e netta contrarietà che l’impresa non potrà ignorare”. Ad ogni modo è partita anche una diffida “per rilevati estremi condotta antisindacale” per via dei funzionari aziendali che, durante lo sciopero, invitavano i dipendenti a scendere le scale per andare a prender parte al presidio davanti all’ingresso della torre di 22 piani di Unipol a Bologna. L”obbligo di scale‘ (in casa Cgil ribattezzato “ascensore per il patitolo“) era un modo per disincetivare l’adesione allo sciopero.

PRESTO ANCHE SEGNALAZIONE ALL’AUSL PER LE SCALE FORZATE

Inoltre partirà anche la lettera all’Ausl di Bologna per evidenziare che far andare su e giù per parecchi piani non fa rima con sicurezza e salute sul posto di lavoro. Ma questo è appunto solo uno dei fronti. “Dobbiamo continuare a contrastare l’emorragia di attività assicurative, esternalizzate” con “applicazione di contratti con minori tutele che produrranno esuberi, precarietà e perdita delle importanti professionalità”, dicono i sindacati. A Torino si tratta con Pas e si temono “condizioni peggiorative per i dipendenti”.

E IN UNIPOL BANCA DIPENDENTI COSTRETTI A STUDIARE ‘TOMO’ DI 1.000 PAGINE

Un altro fronte recente si è aperto in Unipol banca. Fabi, Fisac, First e Uilca han fatto due conti e scoperto che, in un anno, sono state emesse circolari per oltre 2.000 pagine “di cui soltanto poco più di 100 sarebbero aggiornamenti da non leggere”. Insomma, “un vero e proprio ‘tomo‘, da comprendere e assimilare.

Così, oltre all’attività lavorativa quotidiana, procedure amministrative da soddisfare e obiettivi commerciali da perseguire, si deve anche trovare il tempo di leggere la mole di comunicazioni, selezionare gli argomenti, recepire le indicazioni normative e procedurali in esse contenute”.

Le norme più stringenti a tutela del risparmio hanno imposto alle banche di sapere e far padroneggiare al personale “nuove regole e discipline” che però “rimangono un quadro operativo decisamente allarmante e una mole di informazioni impossibili da assimilare”, obiettano le sigle temendo che l’azienda, “avendo formalmente adempiuto l’obbligo di comunicazione ai dipendenti” su regole e relativi obblighi, “possa trincerarsi dietro gli adempimenti formali per scaricare eventuali responsabilità sui lavoratori”.

Di qui la richiesta di uno snellimento: “Il lavoratore a cui si chiede di perseguire risultati commerciali di rilievo agendo in un contesto critico è esposto ai rischi del ruolo”.

2 marzo 2018
Le notizie del sito Dire sono utilizzabili e riproducibili, a condizione di citare espressamente la fonte «Agenzia DIRE» e l'indirizzo «www.dire.it»