Emilia Romagna

Chiese asilo e risero di abusi, Amina sciopera l’8 marzo

BOLOGNA – L’8 marzo in piazza Maggiore per lo sciopero globale delle donne ci sarà anche Amina (nome di fantasia). Dopo un'”odissea di due anni” è riuscita ad ottenere lo status di rifugiata internazionale. Arrivarci, però, non è stato facile, è la denuncia del Coordinamento migranti rilanciata dal movimento ‘Non una di meno‘ in occasione della presentazione dello sciopero globale, “produttivo e riproduttivo”, delle donne indetto per venerdì prossimo.

NELLE COMMISSIONI SPESSO SOLO UOMINI

Amina, quando ha raccontato le violenze subite durante il viaggio verso l’Europa non è stata creduta. Come lei molte altre donne. “Accade che, durante le audizioni, le Commissioni territoriali giudichino sommariamente i racconti, reputandoli soltanto storie, episodi inventati per conquistarsi il diritto alla protezione umanitaria”, riferisce il Coordinamento migranti, puntando il dito anche contro la composizione delle commissioni territoriali. “Amina di fronte a sé ha trovato soltanto commissari maschi, nonostante la legge preveda la parità di genere nella composizione delle commissioni. Uomini che l’hanno derisa, che alla violenza hanno aggiunto l’umiliazione e, infine, all’umiliazione il diniego”, riferisce il collettivo.

“Alla Prefettura, che delle Commissioni territoriali è responsabile, chiediamo allora: come può pensare che un uomo abbia la facoltà di decidere sulla veridicità del racconto di una donna che ha subito violenza? Che sia una donna, una nera, una migrante legittima forse il sospetto che la trasforma in un’imputata? Forse l’urgenza di comminare quanti più dinieghi possibile può cancellare le violenze subite dalle donne come Amina, rendendole storie che non vale nemmeno la pena ascoltare?”, chiede il coordinamento.

IL RICORSO CONTRO IL ‘NO’ E LA FINE DI UN INCUBO

La donna ha fatto ricorso contro il ‘no’ della commissione e, “alla fine, dopo un’odissea di due anni, un giudice le ha dato ragione”. Per questo il Movimento ‘Non una di meno’ chiede che le frontiere siano aperte, perchè la libertà di circolazione per le donne significa “non solo veder ristretta la loro libertà, ma correre il rischio di subire violenze, come quelle che accadono nei centri di detenzione libici”, avverte Paola. Quella che riguarda le donne migranti è solo una delle richieste avanzate dal movimento ‘Non una di meno’ a una settimana dall’8 marzo.

LE RICHIESTE DI ‘NON UNA DI MENO’

Welfare universale, tutela della salute e un reddito di autodeterminazione: sono queste le rivendicazioni delle femministe anche per contrastare la violenza maschile di genere. “Che è trasversale e non può essere strumentalizzata in chiave razzista, come dopo i fatti di Macerata. Se riguarda un soggetto particolare, riguarda gli uomini”, scandisce Beatrice.

“GLI PSICHIATRI DOVREBBERO STUDIARE LE DIFFERENZE DI GENERE”

La tragedia di Latina, dove un Carabiniere ha ferito gravemente la moglie e ucciso le figlie con la pistola d’ordinanza, peraltro, secondo Maria Chiara Risoldi, presidente della Casa delle donne per non subire violenza di Bologna, pone un altro problema: “La formazione degli psichiatri e degli psicologi: nei percorsi accademici non si studiano le differenze di genere, non si studiano il patriarcato e gli stereotipi in cui tutti siamo immersi. Quindi, non si possono cogliere alcuni segnali“.

L’8 MARZO IN PIAZZA A BOLOGNA

Tutte in piazza, dunque, l’8 marzo, dalle 9 alle 13. Alle 18 ci sarà, invece, un corteo da piazza Nettuno a piazza dell’Unità. Anche quest’anno i colori della manifestazione saranno il nero e il fucsia.

2 marzo 2018
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