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Psicologia. Vasto, Di Filippo (Unicusano): “Causa è abbandono sociale”


ROMA – “È ovviamente un atto gravissimo che non trova giustificazione, non ci si fa giustizia da soli. Credo però che sia il risultato di uno stress post traumatico molto profondo, di un lutto non elaborato e di un senso di abbandono sociale“. Commenta così Gloria Di Filippo, preside della facolta’ di Psicologia dell’Universita’ degli Studi Niccolo’ Cusano (Unicusano), la tragedia che si è consumata a Vasto e che ha visto un marito (Fabio Di Lello) colpire a morte l’uomo che lo scorso luglio investì la moglie uccidendola.

“Per ulteriori analisi ci vorrebbero dati più approfonditi- continua la psicologa- ma dovrebbe far riflettere la totale assenza delle istituzioni. Questo marito è stato abbandonato a se stesso, si è trovato a fare i conti con un senso di impotenza e di profonda ingiustizia. Roberta Smargiassi (la moglie) è deceduta lo scorso luglio- ricorda Di Filippo- sono trascorsi 7 mesi, lui ha vissuto la disperazione più nera e quell’uomo era ancora a piede libero. Questi tempi lunghi della giustizia costituiscono un fatto gravissimo. Bisogna che i cittadini siano più tutelati. Le istituzioni dovrebbero interrogarsi rispetto a questo evento”.

La preside della facolta’ di Psicologia dell’Unicusano chiarisce maggiormente il suo pensiero: “Sicuramente Di Lello ha un profilo psicologico di base che ha favorito un tale comportamento piuttosto che un altro, anche se non possiamo saperlo perché non conosciamo come questa persona fosse prima. Magari un altro soggetto avrebbe potuto reagire a questo senso di disperazione con un atto di violenza contro se stesso, piuttosto che contro il prossimo. Tutto dipende dalla psiche di base della persona- afferma la psicologa- poi è chiaro che l’evento traumatico che si sovrappone stimola la reazione, che in questo caso, forse, era prevedibile già da prima. In una persona mite, più tendente ad internalizzare che ad esternalizzare ad esempio, è più improbabile che si verifichi un tipo di comportamento del genere”.

Di Filippo insiste: “Lo Stato in generale e i servizi territoriali devono farsi carico di queste situazioni. Una tragedia del genere non riguarda solo chi è deceduto ma tutto il sistema familiare. Senza sostegno purtroppo sappiamo che le conseguenze possono essere importanti e non possiamo nemmeno sorpenderci, perché i fatti di cronaca pullulano di notizie di questo tipo. Adesso entrambe le famiglie necessitano di supporto. Non ci sono buoni e cattivi- conclude- ma una serie di vittime di una macchina sociale che non funziona sempre bene”.

02 febbraio 2017

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