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Imprese, Borghi (Confcommercio): “Roma immobile, servono visione e investimenti”


ROMA – Dice subito che la cosiddetta scissione dalla Camera di commercio “è stato un grave errore”, per questo è pronto a rientrare “senza condizioni”. Intanto, lavora per ridurre l’indebitamento della Confcommercio capitolina, di cui è commissario da otto mesi e lo sarà “sicuramente almeno fino al 2018”. Da piazza Belli, Renato Borghi osserva una Roma “che sembra ferma”. Il paragone con la sua Milano gli viene quasi naturale, anche se ammette che la Capitale “è la città più bella del mondo”. Intervistato dall’agenzia di stampa Dire, il commissario di Confcommercio Roma racconta di avere scritto alla sindaca Raggi, ma di non avere ancora ricevuto risposta. “Però ieri ho incontrato l’assessore Meloni e sono soddisfatto”, aggiunge. Ecco com’è andata:

– Partiamo dalla Confcommercio: dopo otto mesi di commissariamento, a che punto è la risalita dell’ente?

‘A oggi siamo riusciti a ridurre l’indebitamento di circa un milione 300mila euro. Ma il piano con gli istituti di credito non è finito, quindi abbiamo ancora da fare. Poi, anche se siamo una realtà privata e dunque senza obblighi per l’assegnazione di appalti o forniture, stiamo lavorando per inserire una funzione che dia la certezza della reputazione dei fornitori, della loro solvibilità e anche della loro professionalità. Credo che sia importante per garantire trasparenza. Abbiamo anche messo mano agli organigrammi sia di Confcommercio Roma che delle sue partecipate. Tra queste, ci sono alcune associazioni che presentano punti di debolezza e credo che in certi casi la soluzione sarà quella di commissariare queste realtà per rinnovare la classe dirigente’.

– Quali sono le associazioni che intende commissariare?

‘Questo preferisco non dirlo, perché è un atto che ancora devo compiere’.

– In ogni caso, si tratta di un lavoro importante che fa pensare a un commissariamento della Confcommercio Roma ancora lungo.

‘Sì, penso che sarà lungo, anche perché dovremo lavorare anche a una riforma dello Statuto, che oggi è un po’ confuso. Credo che sarà un commissariamento che durerà ancora circa un anno, un anno e mezzo. Sicuramente almeno fino al 2018. Per come sono fatto e per la responsabilità che ho, non mi ritiro finché la situazione non è assolutamente in bonis sul piano finanziario e rilanciata su quello associativo’.

– Confcommercio annuncerà a breve il suo ritorno in Camera di commercio, dopo la scissione in seguito all’elezione di Lorenzo Tagliavanti. Per lei è stato un errore?

‘Abbiamo deciso di rientrare in Camera di commercio. Penso che quello che è successo sia grave, penso che sia stato un grave errore. Il contrasto che c’è stato con la Camera di commercio è stato un atto sbagliato, perché la Camera credo che sia una istituzione che possa dare stimoli, proposte e suggerimenti su tanti temi. Vogliamo essere partecipi di una visione della città suggerita dalla Camera di commercio. E poi, è stato un atto irresponsabile perché i commercianti come tutti gli imprenditori pagano i diritti camerali e per questo era doveroso che la Confcommercio partecipasse alle decisioni strategiche su come queste risorse vengono impiegate’.

– Ha già incontrato Lorenzo Tagliavanti?

‘Sì, più di una volta. E mi ha fatto piacere che il presidente Tagliavanti abbia ritenuto importante per l’ente il rientro pieno della nostra organizzazione. Ho precisato che non ho alcuna rivendicazione da fare. Rientriamo senza porre alcun tipo di condizione, perché credo che questo sia il nostro dovere. Questo passo è stato condiviso anche da Unindustria. Proprio in questi giorni prepareremo le designazioni in apparentamento con le organizzazioni che hanno costituito la Camera. Nominerò degli imprenditori capaci, importanti, che hanno una storia e di cui mi fido’.

– A proposito di associazioni, come sono oggi i rapporti della Confcommercio Roma con le altre realtà che si occupano di economia? C’è una visione comune per supportare chi a Roma fa impresa?

‘Ci sono sicuramente delle visioni comuni. Il tema è come possiamo rilanciare l’economia sulla Capitale. In questo senso, l’esigenza è la stessa, perché oggettivamente sembra che Roma sia ferma. Potrà sembrare banale, ma se lei conta i cantieri che ci sono a Roma e quelli che ci sono a Milano, si accorgerà che c’è una differenza abissale. A me pare che manchi una linea di decisione sugli investimenti, su quello che l’amministrazione può investire per un rilancio della città’.

– Che giudizio dà dell’amministrazione Raggi?

‘Non spetta a Confcommercio dare giudizi di natura politica. Penso di poter dire che governare Roma sia complicatissimo, e lo sarebbe per chiunque. Questa amministrazione ha anche ereditato le conseguenze degli atti delle amministrazioni precedenti e ritengo che questa sia oggettivamente una attenuante di fronte a tanti problemi. Tuttavia, finora non ricordo una delibera significativa, solo quelle legate alle nomine o alle revoche delle nomine. Ripeto, Roma dà l’impressione di essere una città ferma, finora non è stata espressa una visione della città. L’impressione degli imprenditori è questa’.

– Ha mai chiesto di incontrare la sindaca?

‘Ho mandato una lettera di complimenti e di auguri di buon lavoro alla sindaca Raggi quando è stata eletta, rendendomi disponibile a un incontro per rappresentarle le istanze delle nostre imprese. A quella prima lettera non ho avuto risposta e non ho insistito, comprendendo i tanti problemi che deve affrontare la sindaca. Penso che prima o poi chiamerà anche la Confcommercio per un colloquio amichevole. Intanto, ieri ho incontrato l’assessore Meloni, un interlocutore che per me è sufficiente anche rispetto a un incontro con la sindaca Raggi’.

– Com’è andato l’incontro con l’assessore?

E’ stato un dialogo positivo. Abbiamo partecipato con una delegazione delle nostre associazioni Federalberghi, Fipe, Federmoda, la Federazione negozi del Centro e le Botteghe storiche e l’Anec. Abbiamo posto all’assessore alcune domande su quello che sta facendo. Siamo soddisfatti, ho trovato in Meloni un assessore che ha una forte esperienza imprenditoriale e quindi abbastanza portato a cercare di fare le cose, piuttosto che a parlarne a vuoto. Abbiamo chiesto all’assessore di continuare nel buon lavoro che sta facendo sul contrasto all’abusivismo e alla contraffazione, su cui ci ha consegnato un report importante. Ci ha garantito che andrà avanti’.

– E per quanto riguarda il turismo? Lei stesso ha detto che nonostante la bellezza della Capitale, il turismo non decolla.

‘Per me, e lo dico da milanese e da italiano, Roma è la città più bella del mondo. Ho raccontato a Meloni che in Lombardia è stata costituita una società di promozione del territorio che sta portando risultati eccellenti, con un investimento non straordinario, ma importante, di tre milioni di euro l’anno. Meloni ci ha risposto che ha ottenuto nelle pieghe del bilancio un budget di tre milioni di euro da dedicare alla promozione. E anche questa è una buona notizia e diamo la nostra disponibilità a immaginare un piano di marketing. Credo che sul turismo si dovrebbe chiamare a partecipare anche la Regione, perché è chiaro che serve un lavoro di sinergia’.

– Quali sono invece i temi legati al commercio di cui ha discusso con l’assessore Meloni?

‘Abbiamo discusso di due aspetti che approfondiremo. Il primo è il tema delle botteghe storiche che rappresentano un patrimonio importante e hanno bisogno di una cura particolare, magari favorendole sugli affitti. L’altro riguarda un argomento a cui tengo molto: ho deciso di costituire a Roma, e poi anche in ambito nazionale, la Confcommercio cultura. Ci sono alcuni partner interessati, come l’Anec. Nel giro di un mese e mezzo avremo attorno al tavolo i soggetti che la costituiranno. Credo che sia un segnale importante. Per questo, con l’assessore Meloni abbiamo parlato anche delle sale cinematografiche chiuse. L’Anec ha lanciato il suo grido d’allarme per un patrimonio che in città conta oltre 40 sale abbandonate. È un patrimonio sprecato su cui l’assessore ha chiesto un ulteriore incontro. Infine, abbiamo chiesto a Meloni di mettere mano ai piani di massima occupabilità per arrivare a una politica armonica tra i bisogni della città e quella degli operatori. Abbiamo anche chiesto di partecipare al tavolo del decoro per dare il nostro parere, ma sembra che questo sia impossibile’.

– Lei è arrivato a Roma assumendo il ruolo di commissario per sistemare la Confcommercio Roma. Quando è arrivato, a guidare la Capitale c’era Francesco Paolo Tronca, anche lui commissario (e anche lui milanese). Crede che una gestione non politica talvolta sia più utile?

‘Per sistemare le cose in certi momenti ci vuole un commissario. Perché ha più poteri, anche se prevalentemente di ordinaria amministrazione, e ha meno bisogno di cercare momenti di mediazione, che invece sono il fulcro e anche l’aspetto positivo della politica. Ma in certi momenti l’attività di un commissario credo che abbia più chances per la soluzione dei problemi. A patto però che il tempo non sia troppo limitato. La possibilità di esprimere una visione, e vale per la Confcommercio così come per una città, ha bisogno di tempo. Ma è sicuramente efficace’.

02 febbraio 2017

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