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Rifiuti, Parlamento contro Liguria: “Ciclo incompleto, tra i più cari e infiltrabile”

GENOVA – Una gestione estremamente parcellizzata, senza una strategia unitaria e un forte rischio di infiltrazioni illecite. Un ciclo dei rifiuti incompleto e con i costi pro capite tra i più alti in Italia. È questo, in estrema sintesi, il quadro desolante della relazione dedicata alla Liguria dalla Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti, illustrata questa mattina nella sala del Consiglio della Città metropolitana di Genova.
“Il quadro- spiega il presidente Alessandro Bratti– è critico perché dalla nostra inchiesta emerge una Regione con difficoltà di programmazione, tradotte in un deficit impiantistico notevole, che comporta un ciclo dei rifiuti di fatto non chiuso”. Per quanto riguarda gli elevati costi che ricadono sulla popolazione, Bratti sostiene che si tratti di una situazione “inevitabile nel momento in cui si ha un’impiantistica inadeguata, si devono allocare rifiuti altrove ed è necessario attuare ordinanze e procedure straordinarie. In tutte queste situazioni, in Liguria come anche in Lazio ad esempio, i costi sono sempre più alti perché i rifiuti vengono prodotti tutti i giorni e da qualche parte devono essere smaltiti“.

rifiuti porta a portaBratti è consapevole che negli ultimi mesi, anche in seguito al cambio di colore politico in Regione, si sia visto un inizio di programmazione diversa, ma il rischio è che si ricada in errori precedenti, come la delega eccessiva delle soluzioni ai singoli Comuni. Tra le altre criticità sollevate dalla Commissione anche la “grave situazione dell’ex sito Stoppani, a Cogoleto, per cui non vediamo sbocco, in un contesto così pericoloso e impattante” e la situazione dei porti liguri “che presenta forti elementi di criticità soprattutto per quanto riguarda il traffico da e verso il nord Africa e i Paesi asiatici, ma che presenta anche una buona efficienza dei controlli”.
Nella relazione della Commissione anche il tentativo di segnalare alcune possibilità per uscire da questa impasse: “Non spetta a noi fare proposte concrete- chiarisce Bratti- perché sappiamo che ci sono diverse strade possibili per realizzare un ciclo integrato dei rifiuti. È chiaro però che in Liguria non c’è un solo problema di programmazione ma anche di intervento immediato. Un conto, infatti, sono le soluzioni impiantistiche con tempi di realizzazione non brevissimi, un altro sono le scelte contingenti da prendere perché portare fuori Regione questi rifiuti ha un costo”.

cassonetto_hera_rifiutiQualunque tipo di scelta venga fatta sulla tipologia del ciclo dei rifiuti, prosegue Bratti, “bisogna attivare un progetto industriale che coinvolga una società in grado di superare la quantità assolutamente improponibile di piccoli attori che attualmente gestiscono il ciclo in Liguria. Che questa società sia in house o mista pubblico-privato con il coinvolgimento di grandi utilities (chiaro riferimento all’interesse di Iren all’ingresso in Amiu, società che gestisce i rifiuti nel Comune di Genova, ndr) è relativamente importante: bisogna scegliere da che parte andare e costruire gli impianti giusti e in tempi rapidi. Senza impianti non si fa neanche il riciclo o il recupero della materia. Ma non è compito nostro prendere decisioni: è la Regione che ha il cerino in mano e deve spegnerlo prima di bruciarsi le dita”.

di Simone D’Ambrosio, giornalista

02 febbraio 2016

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