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Aids, l’esperto: “Sulla prevenzione l’Europa sta fallendo”

ROMA – In Europa nel 2015 l’infezione da Hiv ha colpito quasi 30mila persone, un dato che risulta piu’ o meno invariato rispetto ai dieci anni precedenti e che pertanto “rivela un completo fallimento delle politiche sulla prevenzione, soprattutto tra gli omosessuali. I contagi non devono restare stabili, ma ridursi”. Lo spiega all’agenzia DIRE Andrea Gori, direttore del Dipartimento di medicina interna e dell’Unita’ operativa malattie infettive dell’Ospedale San Gerardo di Monza, e membro del direttivo di Anlaids Lombardia, contattato alla vigilia della giornata internazionale per la lotta all’Hiv-Aids. Gori fa riferimento all’ultimo report dell’Ecdc, l’European Centre for Disease Prevention and Control, che a sua volta prende in esame i dati del 2015 relativi a 31 Paesi del continente su 50.

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Le cause della diffusione del virus? Variano molto a seconda delle aree, anche se i rapporti non protetti risultano ancora la ragione piu’ frequente

“In Europa occidentale – sottolinea Gori – la diffusione tra la popolazione in generale mostra un leggero calo, e questo grazie a politiche di intervento strutturate, che tengono conto delle linee guida di Ue ed Oms. Ma se poi guardiamo alle metropoli – come Parigi, Londra e Berlino – noteremo una ripresa dell’incidenza, soprattutto tra le comunita’ gay giovanili (25-30 anni)”. Stando al report Ecdc, i rapporti sessuali tra uomini causano il 42 per cento dei contagi, ma gli etero non sono tuttavia piu’ attenti, favorendo la trasmissione per il 32 per cento dei contagi complessivi.

Nell’Europa dell’est la situazione è fuori controllo

Se Paesi come Francia, Italia e Germania hanno un welfare efficiente, nell’Europa dell’est “la situazione e’ fuori controllo. La tendenza dei governi e’ di reprime l’Hiv, nascondendo il fenomeno dell’omosessualita’”, avverte Gori. Addirittura “facciamo fatica ad ottenere i dati epidemiologici perche’ le istituzioni non collaborano”. Per questo Anlaids Lombardia lavora con le ong locali e da sei anni porta avanti programmi finanziati dall’Ue in Romania, Bulgaria e Polonia: “Abbiamo lanciato una app per aiutare i malati a seguire le terapie e campagne per incoraggiare i test rapidi per le auto-diagnosi”, aggiunge il medico. Oltre ai Paesi citati, ad est risultano coinvolti anche Estonia, Lettonia, Lituania, Grecia, Ungheria e Repubblica Ceca. Non solo: a far aumentare la trasmissione del virus e’ anche il forte ritorno dell’eroina per via iniettiva tra i giovani: disoccupazione, miseria, scarse prospettive per il futuro sono i fattori che spingono i ragazzi verso la droga. Il quadro, osserva l’esperto, “e’ uguale a quello dell’Italia degli anni Ottanta”.

Tra i Paesi piu’ colpiti, Romania, Bulgaria, Polonia, Repubbliche baltiche e Grecia. In Europa occidentale emergono invece Irlanda e il Lussemburgo. Insomma, per Gori se i governi non prendono coscienza del problema la situazione non puo’ migliorare: “Devono convincere le persone a impegnarsi nella prevenzione, non preoccuparsi solo di curare i malati. E questo non vale solo per l’Hiv: vale per ogni malattia”.

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01 dicembre 2017

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