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Due passi in madrasa, dalla cultura vera alle nuove crociate

BHOPAL (India) – “Musulmani e indù vivono in pace, sono i politici che vogliono creare problemi” scuote la testa il mullah del Taj-ul-Masijd, in arabo la “corona delle moschee”, 18 piani di minareti rosa e cupole a cipolla di marmo bianco.

Colori che si riescono appena a immaginare dopo il tramonto, finita la preghiera, mentre i bambini svolazzano sui tappeti per prender posto a gambe incrociate dietro i banchi. Anche stasera si studia Corano, arabo e inglese, come si provasse a costruire ponti tra mondi.

Nessun problema di identità o appartenenza per Mohammed, Rehman e Aashif, sette, dieci e 12 anni: chiedono “What’s Your Name?” e ridono mostrando l’esercizio sul sussidiario.

La madrasa della moschea è la più importante qui a Bhopal, capitale del Madhya Pradesh nonché città dell’India dove la minoranza musulmana è la più consistente: si stima raggiunga il 40 per cento, concentrata attorno al Taj-ul-Masijd e nella Città vecchia, dove accanto ai palazzi eredità dell’Impero (islamico) moghul passeggiano devote in niqab nero. E il mullah, allora, a quali politici si riferisce? Forse ai dirigenti dello Bharatiya Janata Party (Bjp), il partito nazionalista indù di Narendra Modi, eletto primo ministro con la promessa di aiutare le classi popolari ma ancora accusato di non aver voluto o saputo scongiurare nel 2002 la strage di musulmani nello Stato del Gujarat che allora governava.

In India, in effetti, il confronto con la storia è oggi più intenso e problematico che mai. A confermarlo l’ordinanza del governatore dell’Uttar Pradesh per eliminare da un depliant ufficiale ogni cenno ai monumenti simbolo dell’era moghul, il Taj Mahal e l’Asafi Imambara.

Secondo il quindicinale ‘Tehelka’, la decisione ha suscitato “reazioni indignate”, fino alla denuncia di “un tentativo inaccettabile di cancellare la storia islamica dell’India”.

Il Taj Mahal fu fatto costruire nel 1632 dall’imperatore Shah Jahan per custodire la tomba della moglie: un atto d’amore che oggi vale sette milioni di turisti l’anno. Il governatore, Yogi Adityanath, dirigente del Bjp, si è giustificato sostenendo che l’opuscolo non è promozionale e che è stato distribuito solo ai mezzi d’informazione; in passato, però, aveva denunciato un “dominio culturale” moghul e chiesto di riscrivere una storia più in linea con la “vera cultura dell’India”.

dal nostro inviato in India Vincenzo Giardina

01 novembre 2017

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