Migranti, a Cagliari atteso nuovo sbarco. L'Anci: "Troppi, così salta accoglienza" - DIRE.it

Sardegna

Migranti, a Cagliari atteso nuovo sbarco. L’Anci: “Troppi, così salta accoglienza”

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CAGLIARI – Dopo lo sbarco ieri di 617 migranti al Porto Canale di Cagliari, nuovo arrivo previsto per domani mattina, sempre nel capoluogo sardo. Attese a bordo della nave “Dattilo” della Guardia costiera 930 persone, che fanno parte dei 1.800 migranti salvati nello Stretto di Sicilia. Presenti purtroppo anche i corpi senza vita di tre persone. “Solo un governo folle e pericoloso può inviare altri 930 migranti in Sardegna con un sistema di accoglienza già al collasso“, attacca il coordinatore regionale di Forza Italia Ugo Cappellacci. Deviare nell’Isola “migliaia di persone dirette altrove è un’operazione che non ha nulla a che fare con lo spirito umanitario: è solo la scappatoia politica di un Governo di eletti da nessuno, succube degli altri partner europei e incapace di avere una politica internazionale degna di questo nome”, continua il consigliere azzurro. Significa “rimettere il mare tra queste masse di disperati e la loro destinazione. I migranti subito dopo lo sbarco lasciano i cosiddetti centri di accoglienza per provare a partire con ogni mezzo- spiega Cappellacci- ciò significa causare delle tensioni, che vengono scaricate tutte sulle spalle delle forze dell’ordine, dei volontari, della comunità ospitanti”.

Il coordinatore di Forza Italia Ugo Cappellacci e il consigliere azzurro Stefano Tunis

Ugo Cappellacci con il consigliere Stefano Tunis

Per l’ex governatore c’è poi il rischio di infiltrazioni criminali: “Chi ci assicura che nel nostro territorio non siano arrivati in questi anni e in questi mesi anche soggetti ‘poco raccomandabili’ legati agli ambienti salafiti? Finora il presunto dissenso della Giunta regionale rispetto alle scelte del Governo non è mai stato espresso nelle sedi opportune, dove il presidente si è sempre adeguato alle scelte di Renzi”. La Regione, conclude Cappellacci, “dica chiaramente ‘stop’ agli sbarchi nell’Isola: non vogliamo diventare la nuova Lampedusa né il muro d’Europa sul Mediterraneo“.

SOS ANCI: “TROPPI, SALTANO ACCOGLIENZA E SICUREZZA”

migranti_libia3“Non si può più attendere passivamente e il Governo italiano deve cambiare linea. Dobbiamo salvarli tutti, ma non possiamo tenerli tutti in Italia“. Così il presidente di Anci Sardegna, Pier Sandro Scano, dopo i numerosi sbarchi di migranti che stanno interessando la Sardegna in questi giorni. Scano annuncia che chiederà formalmente nelle prossime ore al presidente di Anci Piero Fassino e al governatore sardo Francesco Pigliaru, “di promuovere immediatamente, ciascuno per le sue funzioni, la Conferenza unificata per indurre il Governo ad adottare una politica diversa, basata sulla cooperazione internazionale e sulla gestione continentale dei rimpatri”.  Negli ultimi quattro giorni sono sbarcati in Italia 13.000 migranti “e al Viminale si teme un picco record per settembre- ricorda Scano- in Sardegna con lo sbarco dell’altro ieri, 617, e quello di domani, è ormai in questione la tenuta del sistema di accoglienza, ma anche del sistema sociale di sicurezza e di ordine pubblico, sia per i migranti, sia per i nostri concittadini”.

Scano_Piergiorgio_Sardegna

Piergiorgio Scano

Il presidente di Anci sottolinea che non c’è la volontà di sottrarsi alle proprie responsabilità “e ai doveri di umanità, ma abbiamo il dovere di dire parole chiare. L’Europa ha abbandonato l’Italia- ribadisce- il Governo italiano, travolto dall’emergenza, viola le quote che esso stesso ha deciso. In Sardegna siamo ben oltre il 2,96%“. Permangono dunque “i problemi di procedure e risorse, a partire dalla questione minori, che non rendono possibile una vera accoglienza e l’inclusione sociale”. I numeri ufficiali, conclude il presidente di Anci Sardegna, “inoltre non sono veritieri, poiché alle presenze registrate va sommato un universo di migranti economici, che vive in mezzo a noi, con problemi crescenti. Aumentano a vista d’occhio fenomeni di economia distorta e non degni di un Paese civile”.

1 settembre 2016
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