Toscana

Lungarno Torrigiani, da lunedì cantieri aperti non stop, anche di notte

Crollo_Firenze

FIRENZE – La deadline fissata dal sindaco Dario Nardella resta la stessa: entro il 4 novembre, il cinquantesimo anniversario dell’alluvione di Firenze, Lungarno Torrigiani “sarà più bello di prima”. Restano quindi quattro mesi per ripristinare ‘la terrazza’ su Ponte Vecchio e Uffizi inghiottita nel crollo del 25 maggio scorso. Nardella lo ribadisce in cantiere, durante un sopralluogo convocato per fare il punto sui lavori e gli interventi in corso. Con lui il presidente di Publiacqua, Filippo Vannoni, e tutta l’unità operativa coordinata dal direttore generale del Comune, Giacomo Parenti. Il tempo evidentemente stringe, per questo i tecnici annunciano la novità: da lunedì 4 luglio il cantiere resterà aperto 24 ore su 24 (3 turni da 8 ore ciascuno), 7 giorni su 7.

firenze_crollo_“Abbiamo chiesto la deroga sui limiti normativi acustici, anche se di notte cercheremo di fare i lavori più silenziosi. Da stamani inoltre, per avvertire i cittadini della cosa, stiamo distribuendo volantini e chiamando a casa dei residenti”, spiega Cristiano Agostini, responsabile del cantiere e della gestione operativa in Publiacqua. Nei prossimi giorni l’unità operativa dovrebbe dare il suo parere sul progetto presentato da Publiacqua per il consolidamento della spalletta e di ripristino. Nel frattempo, però, si agisce sul consolidamento dell’area lesionata avvalendosi della tecnica delle inclusioni rigide, tecnicamente “rigid inclusion”, ovvero si andranno ad inserire nel terreno circa 760 colonne di malta pre-miscelata della lunghezza di circa 7 metri e del diametro variabile tra 26 e 30 centimetri.

firenze_crollo2L’operazione, in pratica, servirà a rinforzare quel tratto di lungarno ‘ferito’ che, sempre a luglio, dovrà sostenere il peso di due trivelle- dal peso massiccio- necessarie per le due fasi successive del progetto. Prima infatti sarà la volta di una berlinese forte di 320 micropali, lunghi 15 metri, del diametro di 30 centimetri, che andranno ad alleggerire la pressione sulla spalletta del fiume dal terrapieno, garantendo stabilità anche agli edifici. Poi- anche se ancora il progetto è in fase di approvazione- sarà il turno della palizzata, di fatto il nuovo muro d’argine.

Una barriera però invisibile agli occhi: perché sarà il muro d’argine della metà dell’ottocento, spanciato di circa 3 metri nel reggere l’urto della frana, a fare da vestito alla palizzata. Per consentire le lavorazioni sulla parte esterna della spalletta, inoltre, è in fase di realizzazione una pista di cantiere per consentire ai mezzi, accedendo da piazza Poggi e passando sotto Ponte alle Grazie, di percorrere la sponda in sinistra d’Arno e raggiungere quindi lungarno Torrigiani. La pista è lunga oltre 800 metri, ad oggi completati per circa 580. Il sindaco, guardandola, se ne è innamorato: “E’ bellissima, è davvero ben fatta”. Tanto che lancia l’idea: “Perché non lasciarla in piedi anche al termine dei lavori?” L’ipotesi, sottolinea, è da “approfondire e verificare tecnicamente”, anche perché dovrebbe reggere l’urto delle piene autunnali e invernali, “però se fattibile potrebbe essere un bel camminamento estivo e allo stesso tempo una via di servizio per controlli e manutenzione”. Restano in campo l’Università di Firenze e il team guidato dal geologo Nicola Casagli: “Il muro è sempre in codice giallo ma non registriamo movimenti significativi. Non c’è un trend di flessione, o verso l’Arno o i palazzi. Oscilla, questioni di pochi millimetri, ma questo è dovuto in particolar modo dalle condizioni climatiche”.

torrigiani_lungarno_muro_firenzeNARDELLA: IL MURO SPANCIATO RESTERA’ IN PIEDI E SARA’ “MONITO” – Mantenere in piedi il muro d’argine spanciato dal crollo “è una scelta logica e intelligente”. Lo sottolinea Nardella durante il sopralluogo nel cantiere sul Lungarno Torrigiani. “A fine lavori, non solo restituiremo alla città il lungarno più bello di prima, ma quel muro sarà un segno della memoria per tutto il mondo. Un monito- spiega-: chiunque verrà dopo di noi dovrà avere sempre la massima cura del fiume, delle sue rive e dei lungarni”. La soluzione inoltre “semplifica” i lavori, sottolinea Cristiano Agostini, responsabile del cantiere e della gestione operativa in Publiacqua: “Così sveltiremo le operazioni, altrimenti avremmo dovuto smontare e rimontare il muro d’argine”.

di Diego Giorgi, giornalista

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1 luglio 2016
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