Scientificamente

Migranti in mare, dallo Spazio un aiuto per salvarli

Solo nel 2015 sono stati 140mila i migranti sbarcati sulle coste italiane. In cerca di un futuro hanno attraversato il Mediterraneo per approdare principalmente a Lampedusa, Augusta e Reggio Calabria. Così è stato per quelli che ce l’hanno fatta, migliaia sono morti in mare. Chissà come, chissà dove.


I migranti che tentano di arrivare in Italia partono soprattutto dall’Eritrea, dalla Nigeria e dalla Somalia. Il loro percorso in mare, tappa obbligata di un esodo biblico, è accidentato e pericoloso. Attraversa acque territoriali diverse e non sempre i mezzi dei migranti sono visibili dalle navi impegnate nel pattugliamento per la sicurezza delle coste che si affacciano sul Mediterraneo. Ma un aiuto arriva dallo Spazio, attraverso un sistema integrato di competenze per monitorare il mare.

Negli ultimi tre anni è stato sperimentato Closeye, questo il nome del sistema finanziato dalla Commissione europea che mette a sistema tecnologie dell’aerospazio, operazioni della Marina militare e decisioni del ministero dell’Interno.

Closeye rappresenta un tassello nello sviluppo di infrastrutture in grado di unire competenze e tecnologie per garantire la sicurezza marittima e fornire supporto decisionale alle autorita’ preposte al controllo dei confini. Di fatto Closeye è un prototipo per il futuro, ha spiegato il presidente dell’Agenzia spaziale italiana Roberto Battiston. Un modello che può guidare la pianificazione delle politiche sulla migrazione.

La tecnologia di Closeye utilizza gli occhi dei satelliti e aggiunge anche quelli dei droni, in grado di aumentare di decine o centinaia di chilometri la capacità osservativa di quello che succede nel Mediterraneo, aprendo la strada a interventi più precisi e puntuali.

Primo partner del progetto nel Mediterraneo centrale è Leonardo Finmeccanica, che ha adoperato soluzioni innovativeper rilevare le piccole imbarcazioni, tra cui radar e sistemi per l’elaborazione in tempo quasi reale delle immagini satellitari. Ci ha spiegato di cosa si tratta Giovanni Violante, ingegnere di Leonardo Finmeccanica. La società, tra le prime dieci al mondo per Aerospazio, Difesa e Sicurezza,  ha fornito sensori e si è occupata della loro integrazione, soprattutto in termini di data fusion: si tratta della possibilità di acquisire dati, fonderli, analizzarli e fornire così supporto ai decisori per garantire sia attività preventiva che di reazione.

Closeye è uno sforzo ingente, ma con il progresso tecnologico questo tipo di servizi diventerà nei prossimi anni sempre più accessibile, meno costoso e disponibile per gran parte della popolazione. Di fatto, è il primo passo verso una rivoluzione negli spostamenti. Sistemi come Closeye non saranno utilizzati solo per il controllo delle coste e sicurezza delle persone in mare, ma ì anche per mappare minuto per minuto tutti gli spostamenti, via terra o via mare.

Le news di questa settimana

juno

Credits: NASA

Le immagini di Giove in attesa di Juno – Nell’attesa dell’arrivo della sonda spaziale della NASA Juno, previsto per il 4 luglio, alcuni astronomi hanno usato il VLT (Very Large Telescope) dell’ESO per ottenere nuove, spettacolari immagini infrarosse di Giove, nell’ambito di una campagna che si prefigge di costruire mappe ad alta risoluzione del pianeta gigante. Queste osservazioni indirizzeranno il lavoro di Juno nei prossimi mesi, aiutando gli astronomi a comprendere meglio il gigante gassoso. Questo assaggio dell’atmosfera turbolenta di Giove, che ribolle di nubi di gas freddi, è stato possibile grazie a una tecnica nota come “lucky imaginig” (immagini fortunate). Vengono raccolte dallo strumento VISIR sequenze di esposizioni di Giove molto brevi, per un totale di migliaia di inquadrature, e quelle “fortunate”, quelle cioè in cui l’immagine è meno influenzata dalla turbolenza atmosferica, vengono conservate mentre il resto è scartato. Le inquadrature selezionate vengono allineate e combinate per produrre le immagini finali. (Leggi anche: Juno in viaggio verso l’ignoto)

marteCuriosity si avvicina all’acqua di Marte – Negli ultimi anni la sonda Mars Reconnaissance Orbiter (Mro) ha fotografato i segni dello scorrimento di rivoli di acqua sulla superficie di Marte. Ora potremo vederli più da vicino grazie al rover della NASA Curiosity, che è stato incaricato di fotografare le aree interessate dal fenomeno. Curiosity dovrà però essere molto prudente e tenersi a una distanza di diversi chilometri. Questo perché, seppure è molto bassa la probabilità che il rover veicoli microroganismi, potrebbe essere vettore di contaminazioni per la superficie marziana. E questo sarebbe fatale nel caso in prossimità dei rivoli si trovassero elementi compatibili con la vita.

Il 30 giugno torna l’Asteroid Day – Il prossimo appuntamento da segnare sul calendario degli appassionati di Spazio è il 30 giugno, in tutto il mondo l’Asteroid Day. Conferenze, mostre, lezioni e proiezioni in ogni angolo del globo per aumentare la consapevolezza e la conoscenza sul ruolo di questi corpi celesti. Affascinanti, sì, ma anche potenzialmente pericolosi. L’Asteroid Day si celebra dal 2015 e la data scelta è quella del 30 giugno per ricordare l’impatto più massiccio sulla superficie del nostro pianeta, che avvenne nel 1908 a Tunguska, in Siberia, proprio in questo giorno. Gli scienziati sono attualmente a lavoro per mettere a punto una tecnologia in grado di intercettare e neutralizzare gli asteroidi giudicati minacciosi per il nostro pianeta.

E’ italiana la regina del freddo – Si chiama Simonetta Montaguti e lavora per l ‘Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Cnr (Cnr-Isac) nella base italo-francese Concordia, in Antartide. E’ lei ad aver raggiunto un singolare record: è la prima donna a trascorrere due inverni nella base. Nel 2013 e nel 2016 ha trascorso diversi mesi a lavoro in un posto da brividi. Le temperature sono scese fino a 81 gradi sotto zero.

di Antonella Salini, giornalista professionista

1 luglio 2016
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