A Bologna 400 fisici e ultime novità su bosone Higgs

BOLOGNA – Lunedì prossimo saranno presentati alla comunità scientifica alcuni nuovi risultati ottenuti al Cern di Ginevra sul bosone di Higgs. E teatro dell’annuncio in prima mondiale sarà Bologna, che dal 4 al 9 giugno ospiterà la sesta conferenza annuale internazionale sulla fisica delle particelle del Large hadron collider (Lhc). E’ la prima volta in Italia e “la scelta di Bologna non è causale“, sottolinea Antonio Zoccoli, vicepresidente nazionale Infn (Istituto nazionale di fisica nucleare), che oggi in Comune insieme alla vicesindaco Marilena Pillati ha presentato l’evento.

“La scuola bolognese è molto forte e ha un ruolo di primo piano in ognuno dei quattro esperimenti Lhc”, spiega Zoccoli. Inoltre, Alma Mater e Infn lavorano “in simbiosi” e al dipartimento di Fisica è in funzione “uno dei primi 10 centri di calcolo d’Europa“. L’organizzazione della conferenza internazionale Lhc è dunque “un riconoscimento a Bologna e all’Italia- sottolinea Zoccoli- che ha un ruolo fondamentale al Cern di Ginevra”.

Sotto le Due torri sono dunque attesi 400 fisici da tutto il mondo per cinque giorni di discussioni e confronto nel centro San Domenico, con oltre 200 interventi attesi. “Lunedì sarà presentato in prima mondiale un nuovo risultato ottenuto al Cern sul bosone di Higgs“, annuncia il ricercatore Infn Paolo Giacomelli. Ma durante la settimane ci sarà spazio anche per la divulgazione scientifica, con una serata aperta alla città nell’aula magna di Santa Lucia.

Mercoledì 6 giugno si parlerà delle due scoperte scientifiche più importanti degli ultimi anni: il bosone di Higgs, appunto, e le onde gravitazionali. A spiegarlo saranno due delle principali scienziate al mondo, entrambe italiane: Fabiola Giannotti, direttore generale del Cern, che ha avuto un ruolo di primo piano nella scoperta fatta con Lhc nel 2012; Marica Branchesi, nominata di recente da Nature tra le 10 persone più influenti al mondo. “E’ fondamentale che la ricerca scientifica sia condivisa e non scollegata dalla vita comune- sostiene Pillati- devono parlare di più gli scienziati e meno i blog, perchè c’è grande confusione in questo momento e la scienza deve rivendicare il suo ruolo“.

Come segnalano i ricercatori Infn, dunque, “c’è molta Bologna al Cern di Ginevra“. Il Large hadron collider è il più grande acceleratore di particelle al mondo, un anello sotterraneo di 27 chilometri, dotato di tecnologie all’avanguardia, che nel 2012 ha permesso per la prima volta l’osservazione diretta del bosone di Higgs, la particella fondamentale che dà massa alla materia e che era stata teorizzata nel 1964 dai fisici Peter Higgs, Francois Englert e Robert Brout.

Gli esperimenti Lhc sono quattro. “Alice” studia le collisioni tra nuclei pesanti (ioni di piombo) e il gruppo di Bologna, guidato da Antonino Zichichi, conta più di 20 persone e si occupa del rilevatore Tof, che misura il tempo impiegato dalle particelle per passare in un campo magnetico.

Atlas” invece è il più grande rilevatore di particelle mai costruito e il gruppo di Bologna (40 scienziati) si occupa di tre strumenti: il rilevatore di muoni, il misuratore di luminosità e il rilevatore di tracce. I ricercatori bolognesi si stanno occupando anche del legame tra il bosone di Higgs e le particelle quark top.

Cms” è un rilevatore di muoni, che è stato determinante per la scoperta del 2012, è il gruppo di Bologna (35 scienziati) oltre ad aver contribuito alla realizzazione dello strumento è oggi impegnato nella ricerca di nuove particelle non previste dal cosiddetto Modello Standard.

Infine, “Lhcb” è un rilevatore che studia le differenze tra materia e antimateria attraverso il decadimento di particelle elementari e il gruppo di Bologna (12 persone) ha un ruolo di primo piano nell’analizzare i dati.

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1 giugno 2018
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