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Il Global Warming alle metropoli costerà il doppio

ROMA – Nel giorno in cui gli Stati Uniti sbattono definitivamente la porta in faccia all’Accordo di Parigi, uno studio pubblicato da ‘Nature’ mette in guardia sugli effetti del riscaldamento climatico. In ben 1.692 città del pianeta gli effetti del Global warming potrebbero costare il doppio in termini economici rispetto ad altre località.

La massa di cemento che popola le giungle urbane potrebbe infatti far aumentare ulteriormente le temperature, rendendo le metropoli ancor più inospitali.

Se infatti altrove il Global warming comporterà in media una perdita del 5,6 per cento del Prodotto interno lordo, in queste 1.692 città gli esperti hanno calcolato una media del 10,9 per cento.

L’INFOGRAFICA

Come spiegano le testate internazionali che hanno rilanciato la notizia, tale “isola di calore urbano” si crea laddove acqua e vegetazione vengono sostituiti con edifici in cemento, strade asfaltate e strutture metalliche, il tutto esacerbato dal scarichi prodotti da automobili, condizionatori, frigoriferi e impianti industriali.

NEL 2047 IL PUNTO DI NON RITORNO

Per gli scienziati, il contributo delle metropoli farà innalzare le temperature del pianeta di altri 2 gradi a partire dal 2050. Un bel problema non solo per l’ambiente e la qualità della vita di milioni di persone, ma anche per l’economia mondiale, dal momento che le principali città mondiali, pur coprendo meno dell’1 per cento della superficie terrestre, contribuiscono per l’80 per cento al Prodotto interno lordo mondiale. Tale studio richiama quello già pubblicato da ‘Nature’ nel 2013, secondo cui il mondo entrerà in una nuova fase climatica nel 2047, la ‘climate departure‘, un ‘punto critico’ di non ritorno. Roma ci sarà già nel 2044.

Per gli studiosi, da questi anni in avanti il clima non sarà più lo stesso sia a livello regionale che globale. Nello specifico, dopo la ‘deviazione’ o ‘partenza’ da una fase all’altra, anche negli anni più freddi le temperature medie saranno più alte rispetto a quelle dell’anno più caldo della fase precedente.

Se in Italia il cambiamento irreversibile precederà di poco la data del ‘climate departure’ globale, in molte città africane, ovvero dove le conseguenze del riscaldamento rischiano di essere più gravi, è già molto vicino.

Per Lagos, la più grande città dell’Africa, con 21 milioni di abitanti, rimangono solo 12 anni prima del punto di non ritorno. Lo stesso vale per Kingston, in Giamaica, per cui il punto “critico” è previsto nel 2023. Solo una sensibile riduzione delle emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera potrebbe mitigare gli effetti di questo processo. Ma per riuscirci, serve la collaborazione dei governi e degli imprenditori, in particolare di quelli che ancora fanno uso delle fonti fossili per produrre.

1 giugno 2017
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