Sanità

Autismo. Di Renzo: “E’ un mistero e richiede un approccio multiplo” VIDEO

ROMA – “L’autismo è un mistero e per questo è necessario un approccio multiplo. Le contrapposizioni tra modelli terapeutici sono sterili e hanno nociuto a una migliore comprensione di un disturbo cosi complesso”. Lo dice Magda Di Renzo, responsabile del servizio Terapie dell’Istituto di Ortofonologia (IdO) di Roma, al seminario su ‘Lo spettro autistico’. “È necessario lavorare in ambito diagnostico, perché abbiamo bisogno di diagnosi differenziali“, spiega la psicoterapeuta dell’età evolutiva.

Nell’autismo gravano “disturbi non diagnosticati come quelli della regolazione o i disturbi sensoriali. Non si può confondere una diagnosi precoce con una precocizzazione di diagnosi. In età evolutiva le diagnosi devono essere sequenziali, monitorate e verificate nei primi tre anni di vita. In caso di dubbio- avverte la terapeuta- è opportuno diagnosticare ‘basso'”.

Le contrapposizioni “tra il metodo comportamentale e l’approccio evolutivo rischiano di essere sterili perché basate su una confusione: sembra che il primo lavori sull’aspetto cognitivo e il secondo su quello emotivo. Non è corretto- spiega l’esperta- l’unico punto che differenzia i due approcci è il modo in cui viene considerato il rapporto tra emozione e cognizione. Diverge lo strumento utilizzato per far raggiungere al bambino una maggiore capacità cognitiva. La ricerca ci fa capire che esiste un ambito della fenomenologia del disturbo autistico che non va confusa con l’origine. Continuare a parlare di ‘mamme frigorifero’ da un lato e ‘scariche elettriche’ dall’altro ci riporta alla preistoria”. Oggi “abbiamo evidenze sul funzionamento cognitivo, mentre sono recenti quelle sulla funzione affettiva- ricorda Di Renzo- in quanto nell’autismo è sempre stato considerato il deficit cognitivo. Siamo di fronte a un disturbo neuro-psico-biologico, dove gli elementi biologici e psicologici si intersecano nello sviluppo”.

La teoria dello sbilanciamento empatico “ci dice che questi bambini sono catturati da un eccesso di stimolazioni dall’esterno. Temple Grandin (nota autistica)- cita Di Renzo- ci spiega che questo eccesso produce una necessità di difendersi da tali stimoli. Invito quindi a riflettere sulle stereotipie, che tali teorie definiscono come comportamenti difensivi. L’IdO si muove da anni in questa prospettiva”. Il Manuale diagnostico dei disturbi mentali (Dsm 5) “ci ha posto di fronte a una nuova categorizzazione della diagnosi- fa sapere la psicoterapeuta- che ha incluso disturbi differenziati nel grande scenario del Disturbo dello spettro autistico (Dsa). Il dsm 5 ci allerta dicendo che tutti rientrano nel Dsa ma devono esserci degli specificatori per cogliere e capire la gravità del disturbo e il livello intellettivo del bambino. Abbiamo allora bisogno di sviluppare indici predittivi e qualificatori dello sviluppo”.

L’IdO ha indagato con la scala Leiter il ragionamento fluido nei bambini autistici, “in quanto era espressione di un potenziale di sviluppo, poi raggiunto con la terapia. Questo è un risultato importante per un genitore- sottolinea la terapeuta- che deve sapere che ci sono degli indici predittivi che affermano che esiste un potenziale sul quale è possibile lavorare per avere dei cambiamenti nei bambini con autismo. Abbiamo fatto anche un lavoro per verificare le intenzioni e la.presenza di una risposta emotiva- aggiunge la responsabile dell’IdO- e abbiamo visto che la presenza di contagio emotivo nel bambino predice la possibilità di sviluppo dell’empatia”. L’ultima ricerca l’IdO l’ha condotta indagando strumenti quantitativi come l’Ados, “per leggere qualitativamente quelle aree che ci permettono di predire i futuri cambiamenti e capire dove si manifestano le principali difficoltà nelle aree di interesse sensoriale e nei comportamenti ripetitivi. Abbiamo dimostrato che lavorando con un approccio corporeo- conclude- è possibile portare cambiamenti in questi bambini. Il dialogo scientifico è necessario”.

1 aprile 2016
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