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DIRE LAVORO IN DIRETTA

Il lavoro in DIREtta, le notizie dal territorio

Il mondo del lavoro e non solo. Ogni giorno in Italia il tema dello sviluppo economico, dei rapporti tra imprenditori e lavoratori assumono i contorni piu’ diversi. Qui la ragione di ‘Lavoro in DIREtta’ lo speciale della Dire in collaborazione con i colleghi di Rassegna (www.rassegna.it).

Buona lettura

SICILIA: SINDACATI, APRIRE TAVOLO CONTRO CAPORALATO E LAVORO NERO –  “Flai Cgil, Fai Cisl e Uila Uil siciliane hanno chiesto all’assessore regionale al Lavoro, Bruno Caruso, un tavolo di confronto con tutti i soggetti istituzionali che svolgono attività di vigilanza e lotta al lavoro nero per trovare soluzioni al problema dell’illegalità nel mercato del lavoro agricolo. E’ di ieri- aggiungeno- il blitz anticaporalato nelle campagne di Paternò. Un fenomeno da tempi denunciato dai sindacati assieme alle condizioni di sfruttamento degli immigrati costretti a lavorare più di 12 ore al giorno per una paga inferiore a 30 euro, con il coinvolgimento anche di donne e bambini”. I sindacati denunciano anche le tensioni sociali che si innescano con i lavoratori del luogo “che- dicono- potrebbero sfociare in una nuova Rosarno”.
Flai, Fai e Uila chiedono interventi di prevenzione e iniziative per “affermare il principio- sottolineano i segretari generali Salvatore Tripi, Fabrizio Colonna e Gaetano Pensabene – che l’incontro tra domanda e offerta di lavoro non può svolgersi nelle piazze o nei crocevia delle strade controllate dai caporali, ma deve avvenire in un luogo istituzionale e pubblico”. Questo tema è già stato affrontato il 26 febbraio dal comitato regionale dell’Inps svoltosi alla presenza di sindacati, istituzioni, forze dell’ordine. “Si tratta ora di dare consistenza- concludono i sindacati- alle proposte e agli impegni già emersi in quella sede”.

EMILIA ROMAGNA: TRE GIORNATE DI “ASTENSIONE DAL LAVORO FESTIVO” –  “Le Organizzazioni sindacali dei lavoratori del commercio Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UilTucs Uil dell’Emilia Romagna confermano la netta contrarietà alle aperture festive nel settore del commercio”. I sindacati regionali di settore annunciano che nelle giornate festive del 6 Aprile (lunedì di Pasqua), del 25 Aprile (Festa della Liberazione) e 1° Maggio (Festa dei Lavoratori), hanno proclamano una giornata di “Atensione dal lavoro festivo” dei lavoratori del commercio e degli addetti di tutte le attività svolte all’interno dei centri commerciali.
“Come noto la liberalizzazione degli orari introdotta nel 2011 con il decreto “Salva Italia” ha eliminato ogni vincolo e regola in materia di orari commerciali- spiegano- nel totale disinteresse degli effetti negativi prodotti su milioni di persone, in prevalenza donne, e sulle loro famiglie. Le nuove regole, ancora ferme in Parlamento, se da una parte potranno permettere agli enti locali e alle parti sociali di ridiscutere di orari di apertura degli esercizi commerciali nei territori, dall’altra, non ponendo vincoli, se non la chiusura in sole sei festività, sostanzialmente non risolveranno il problema”. Anche per questo, nell’ambito anche della “Sunday Alliance” Europea contro le aperture domenicali e festive, le segreterie regionali hanno deciso di proclamare l’astensione dal lavoro per tutto il turno di lavoro delle festività sopra riportate, ricordando ai lavoratori che sulla base delle norme contrattuali vigenti, potranno rifiutarsi di effettuare prestazioni lavorative in tutte le festività, senza incorrere in nessuna sanzione.

MERCATONE UNO: SCIOPERO E PRESIDIO SOTTO AL MISE –  Mercoledì 1 aprile i lavoratori di Mercatone Uno sono in sciopero in presidio sotto al Mise. Lo sciopero è stato proclamato Filcams Cgil, Fisascat Cisl e Uiltucs “per protestare contro la gestione aziendale, che ha portato l’azienda al collasso con pesanti conseguenze per i 3.500 dipendenti. Inoltre, senza alcun confronto, la proprietà ha avviato le vendite promozionali in una trentina di negozi, un vero e proprio smantellamento fino ad esaurimento merci”.

MARCHE, 2/4 SIT-IN LAVORATORI POSTE AD ANCONA
– I sindacati di categoria “indicono per il giorno 2 aprile 2015 una manifestazione pubblica contro il piano di riduzione della rete degli uffici postali presentato da Poste Italiane alle organizzazioni nei giorni scorsi. Per le Marche le azioni contenute nel Piano industriale prevedono 10 chiusure e 23 razionalizzazioni”. E’ quanto si apprende da una nota. “La manifestazione del 2 aprile si articolerà in un sit in di protesta dalle 10,00 alle 12,30 davanti alla sede regionale di Poste Italiane Spa in largo XXIV Maggio e a seguire è convocata un’ assemblea pubblica, nella adiacente ex sala consigliare del Comune di Anona. Le segreterie regionali, Cisl Fp, Cgil Slc, Uil Poste, Failp Cisal, Confsal hanno invitato e sollecitato la partecipazione alla protesta tutti i Parlamentari marchigiani, i Sindaci dei Comuni interessati dai tagli, Anci, Uncem, la Regione Marche e tutta la cittadinanza”, concludono.

LOMBARDIA: SINDACATI, ALLARME ROSSO SU GRUPPO ZUCCHI –  -“L’assemblea degli azionisti del gruppo Zucchi di settimana scorsa, controllata da Gianluigi Buffon, ha deciso di aggiornarsi al 20 aprile per proseguire il negoziato con le Banche circa la necessità di un ulteriore aumento di capitale, necessario alla ristrutturazione del debito e all’ennesimo piano di riorganizzazione industriale. Le banche interessate oltre alle azioniste Intesa Sanpaolo, Bpm e Unicredit, sono le finanziatrici Unicredit ,Bnl, Banco Popolare e Ubi”. E’ quanto si apprende dai sindacati di categoria della Lombardia. “Considerato che il debito nei loro confronti ammonta a circa 100 milioni, ci rendiamo conto della delicatezza di tutta l’operazione per un Gruppo quotato in Borsa e ci rendiamo anche conto della mancanza di valide alternative praticabili a questa ristrutturazione del debito. Questa consapevolezza però non ci induce al silenzio per non disturbare il manovratore”. “Questa la nostra preoccupazione- concludono i sindacati- Il timore del completo disastro finanziario e la perdita di circa 1000 posti di lavoro se non si interviene in tempi brevissimi. Perché di questo si tratta, senza contare altre centinaia di lavoratori impegnati nell’indotto che rischiano il lavoro”.

01 aprile 2015

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