Mamma stira, papà lavora? Gli stereotipi annullano il lavoro di cura

"Non siamo nel passato remoto, ma dentro il libro di una scuola elementare del 2019", il commento della senatrice del Pd Vanna Iori
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(di Vanna Iori)

ROMA – La mamma? Cucina e stira. Il papà? Lavora e legge. Non siamo nel passato remoto, ma dentro il libro di una scuola elementare del 2019. L’esercizio prevede di abbinare mansioni e attività alle due figure genitoriali con uno schema rigido nel quale, però, riaffiorano stereotipi ed etichette inaccettabili. Quando si pensa al ruolo di madre all’interno di una famiglia, il primo compito che le si attribuisce è quello appunto della donna che si occupa solo della casa, del marito e dei figli. Avviene oggi come avveniva trent’anni fa. Come se questo ruolo non fosse un lavoro. Solo perché si svolge tra le mura domestiche e non è retribuito. È il lavoro di cura, silenzioso, che impatta sulle dimensioni dell’educazione, della formazione e della crescita di un’intera famiglia.

Il profilo di madre che viene fuori da questo esercizio non tiene conto dei  profondi cambiamenti intervenuti nella nostra società, in forza dei quali il lavoro remunerato delle donne è divenuto sempre più parte integrante della loro esistenza, ha profondamente trasformato il ruolo sociale ed economico della donna. Tuttavia è rimasta sostanzialmente immutata la divisione del lavoro di cura/familiare dal lavoro per il mercato. E la “doppia presenza” denunciata da decenni di pensiero e lotte delle donne è ancora lì, sui libri di scuola.

La quotidiana ricerca di un equilibrio tra vita lavorativa e vita familiare e la  rinuncia al tempo per la realizzazione di sé e delle proprie passioni è offensivo e non aderente alla realtà. E il messaggio educativo che veicola è mortificante per il futuro e la progettualità delle bambine.

Quindi è importante, oggi, riconoscere e anzi tutelare questo lavoro di cura. Nel nostro Paese, a differenza di quanto avviene già da tempo negli altri Stati europei, si registrano forti ritardi nella presa di coscienza del ruolo fondamentale del lavoro di cura svolto in ambito familiare, principalmente dalle donne, nei confronti delle persone fragili o non autosufficienti. L’Istat ha stimato che in Italia sono oltre 3 milioni i caregivers che assistono disabili, malati e anziani e che, nel 90% dei casi, sono donne nella fascia compresa tra i 45-55 anni, per un totale di oltre 7 miliardi di ore di assistenza all’anno (in media circa 8-10 anni di assistenza). Se alcuni, come ha messo in evidenza recentemente un’indagine del Censis, ricorrono a strutture o si avvalgono della collaborazione di figure di assistenza come badanti e colf, che consentono loro tutto sommato di continuare a portare avanti una vita lavorativa, per molti altri la realtà è ben diversa e occuparsi di un parente, di un marito, di una madre, di un figlio, diventa un impegno totalizzante.

Le persone che si trovano in questa condizione, i caregiver familiari, generalmente donne, per necessità o per scelta affettiva, si assumono l’impegno di assistere un familiare, trovandosi così a dover provvedere sia ai bisogni primari e pratici come l’alimentazione e l’igiene personale, sia alla somministrazione delle cure di carattere sanitario-assistenziale.

Ho presentato alla Camera una proposta di legge che va proprio in questa direzione, innanzitutto attraverso un riconoscimento e un supporto a queste persone, con informazione, formazione, orientamento e affiancamento da parte del personale medico e sanitario, finalizzati al corretto e sicuro svolgimento del lavoro di cura. In secondo luogo, prevedendo un’attività di affiancamento e sostegno, anche psicologico, finalizzata ad evitare l’isolamento e il rischio patologico di stress.  È poi previsto un sostegno economico attraverso l’erogazione dell’assegno di cura e di interventi economici per l’adattamento domestico, in linea con la normativa vigente sui contributi per la non autosufficienza alle persone assistite domiciliarmente. Infine, si prevede anche un’ipotesi di pensionamento anticipato ai caregiver, con particolare riguardo alle donne che hanno dovuto rinunciare al lavoro per dedicarsi alle persone fragili. Aiutare chi aiuta gli altri: sostenere il lavoro dei caregiver è un contributo essenziale al futuro del nostro Paese.

C’è ancora chi pensa a questo imbarazzate ruolo della donna-madre che può e sa solo cucinare e stirare proprio come scritto nel libro?  La ragnatela degli stereotipi si cala, purtroppo, con una velocità dettata anche dalla comunicazione frenetica del web. Perciò, per garantire un’evoluzione che sia il più completa possibile nella società, lasciamo le etichette lontane dal nostro atteggiamento nei confronti di quello che è scontato e ben conosciuto. Il cambiamento è partito in ogni campo della convivenza e se non si trasforma questo fenomeno in un’occasione di vera rivoluzione del modo di pensare antico, che ancora ci assale, non sarà cambiamento ma un vero e proprio ritorno al passato.

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1 Marzo 2019
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