Osa e LatinaAutismo insieme per combattere i pregiudizi

ROMA –  “Molto spesso le famiglie con bambini autistici scelgono di non mandarli alla mensa scolastica perché hanno paura che l’ambiente possa essere per loro ostile. Una scelta che comporta la rinuncia per i bambini, non solo ad una parte dell’orario scolastico ma soprattutto a un momento di contatto e di scambio, come può essere pranzare insieme ai loro coetanei”. Lo ha dichiarato lo psicologo Pino Taddeo, coordinatore generale della divisione Sociale della cooperativa Osa. E’ per questo che l’associazione LatinaAutismo, con cui la cooperativa sta avviando negli ultimi tempi un proficuo colloquio, ha voluto organizzare un pranzo presso la scuola dell’infanzia dell’Istituto comprensivo ‘Don Milani’ in via Cimarosa a Latina. Presenti insieme a Taddeo anche Immacolata Giannantonio, assistente sociale che si occupa per Osa dell’integrazione scolastica e del servizio domiciliare per disabili sul territorio di Latina. E poi tanti insegnanti, mamme, esperti ed esponenti del Comune a testimonianza dell’importanza che rivestono questi appuntamenti.

Taddeo: “In prima linea nella gestione di una rete di servizi in 36 scuole della provincia

“Il coinvolgimento di Osa in questa iniziativa, organizzata da LatinaAutismo, si pone perfettamente in linea con un nostro progetto avviato a maggio 2017- ha aggiunto Taddeo- che ci vede in prima linea nella gestione di una rete più estesa di servizi in ben 36 scuole della provincia. All’interno di numerosi plessi scolastici ci sono bambini disabili tra cui si contano piccoli affetti da autismo”. “Il primo problema dell’autismo- ha proseguito lo psicologo- è innanzitutto quello della difficile diagnosi poiché, a differenza di altri handicap, non ha una sintomatologia facilmente riconoscibile. Emerge, inoltre, in modo prepotente il bisogno di combattere la ritrosia delle famiglie a far partecipare alla vita scolastica e di gruppo i propri figli. Le famiglie- ha aggiunto il coordinatore Osa- devono superare loro per primi i pregiudizi, ovvero il pensiero: ‘Mio figlio è disabile e come me nessuno può aiutarlo’ va disincentivato”.

“Invece, bisogna incoraggiare questi genitori ad affidarsi a operatori competenti e preparati alla gestione di casi di autismo. Momenti come quelli vissuti alla Don Milani sono stati chiarificatori. Il pranzo- ha proseguito lo specialista- è di per sé una fase molto critica poiché richiede autonomia che un autistico non ha, senza contare in più la paura dei grandi spazi come quelli di una mensa scolastica”. L’impegno della cooperativa Osa è di continuare a sostenere iniziative come questa, per aiutare a sensibilizzare le persone rispetto al problema dell’autismo e vincere barriere e pregiudizi, restituendo a questi piccoli esistenze quanto più gioiose possibili.

1 Marzo 2018
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