Da Palermo nasce la rete per fermare la tratta dalla Nigeria

All'appuntamento hanno aderito più di 200 soggetti coinvolti a vario titolo nelcontrasto del fenomeno della tratta
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ROMA – “Insieme ad Aoi, l’Associazione delle organizzazioni italiane di cooperazione e solidarietà internazionale, chiederemo un incontro con i rappresentanti di Politica estera e di sicurezza comune dell’Unione Europea, per presentare una proposta concreta grazie a quanto emerso in questi giorni di lavoro”. È il messaggio che Sergio Cipolla, presidente di Ciss – Cooperazione internazionale sud-sud, ha lanciato dalla sessione conclusiva della Conferenza internazionale ‘Prevenire la tratta di esseri umani’, una tre giorni di incontri – dal 28 al 30 gennaio – promossi dal Ciss a Palermo, capoluogo di un’isola profondamente toccata dai flussi migratori.
All’appuntamento hanno aderito più di 200 soggetti coinvolti a vario titolo nel contrasto del fenomeno della tratta, dall’Ufficio immigrazione della Nigeria, all’ambasciata nigeriana a Roma, dalla Questura al Comune di Palermo e fino alla Regione Sicilia. Oltre alla rete di delegazioni nigeriane, presente anche Aoi, associazione che riunisce più di 300 ong italiane, nonché organizzazioni della società civile e delle istituzioni di Spagna, Austria, Malta e Germania.

CIPOLLA (PRESIDENTE CISS): IL DECRETO SICUREZZA IN ITALIA NON AIUTA

“La conferenza che abbiamo organizzato a Palermo è un’occasione unica: la tratta è un fenomeno globale che riguarda tanti Paesi – di partenza, transito e sfruttamento, come l’Italia. Ma mentre i gruppi criminali si sono attrezzati e si muovono bene, nei Paesi non sia sono create reti efficaci per contrastare il fenomeno in tutti i suoi livelli. Ora per la prima volta ci siamo incontrati con altri soggetti europei e nigeriani, si istituzionali che della società civile.
L’impegno che ci siamo dati è implementare una rete transnazionale che lavori in modo coordinato”. A parlare con l’agenzia ‘Dire’ Sergio Cipolla, presidente di Ciss. “Da tutti i soggetti che hanno aderito al summit di Palermo – prosegue Cipolla – è emersa forte la necessità di lavorare insieme: ogni organizzazione lavora autonomamente, ma di fronte a un fenomeno così vasto e complesso come la tratta questo approccio non funziona. Bisogna lavorare in rete e sviluppare in progetti congiunti e coordinati”.
Secondo la Rete africana contro il traffico di esseri umani (Anaht), ogni anno 50mila nigeriane viaggiano verso l’Europa e sono vittime di tratta. La Sicilia, hub fondamentale per i flussi migratori, ha visto negli ultimi anni un forte incremento del numero di donne e giovani adolescenti provenienti dal continente africano, in particolare dalla Nigeria. Secondo dati Oim del 2017, l’80 per cento di queste migranti sono probabili vittime di tratta destinate allo sfruttamento sessuale, un dato che riguarda tanto l’Italia quanto gli altri Paesi dell’Unione Europea.
In questo quadro, il recente Decreto sicurezza e immigrazione come si inquadra? “Molto negativamente, perché elimina gli strumenti che consentivano di intervenire a tutela di queste donne” risponde il presidente del Ciss. “Se sul piano teorico la legge prevede la figura della vittima di tratta, in pratica – cancellando le varie tipologie di protezione umanitaria – vengono eliminati interventi importanti”.
Il nodo, spiega l’esperto, è il riconoscimento della donna migrante come vittima di tratta: se è già stata “comprata” dai trafficanti, una volta arrivata in Italia le viene riconosciuto lo status di “vittima conclamata”. Ma ormai, dice Cipolla, i gruppi criminali “arruolano” le donne tra i flussi migratori.
Questo fa sì che siano inserite nel traffico della prostituzione solo dopo, una volta entrate in Italia.
Pertanto, non essendo tutelate dagli istituti della protezione umanitaria previsti prima della riforma introdotta dal Decreto sicurezza, di fatto vengono lasciate alla mercè della criminalità organizzata.
“Per fare un esempio- continua il presidente del Ciss- nel 2017 sulle 7mila nigeriane giunte in Italia solo 600 sono state riconosciute vittime conclamate di tratta. Circa il 10% quindi, secondo dati Oim. Tutte le altre, tuttavia, grazie alla legge precedente, potevano essere oggetto di altre tutele. Ora che quegli strumenti non ci sono più, di fatto si lascia che il 90% delle donne migranti restino nelle mani della criminalità organizzata. Le statistiche Oim ci dicono che non e’ un rischio, bensì una certezza”.

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1 Febbraio 2019
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