Camerun, Msf: “Migliaia in fuga, i nigeriani aprono le loro case”

L'ong: "Dalla comunità internazionale solo una risposta esigua"
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ROMA – “La gente ha iniziato ad attraversare il confine, ma non aveva nulla, non aveva un posto dove stare. Cosi’ abbiamo deciso di accoglierli, di lasciarli vivere nelle nostre case come fratelli e sorelle”. Augustine Eka e’ uno dei tanti nigeriani che ad Amana, villaggio nello Stato meridionale di Cross River, ha deciso di ospitare in casa i rifugiati in fuga dal Camerun. A riferire queste vicende di “straordinaria accoglienza” e’ l’ong Medici senza frontiere, in una nota. “Da oltre un anno c’e’ una crisi politica in Camerun che ha spinto decine di migliaia persone ad attraversare il confine e entrare in Nigeria. La cosa sorprendente e’ che i nigeriani sono stati straordinariamente ospitali con le comunita’ camerunensi” ha detto Elisa Capponi, promotrice della salute di Msf nello stato di Cross River, al confine col Camerun. I camerunensi stanno fuggendo dalle violenze nelle regioni di Nord-ovest e Sud-ovest del Camerun, dove milizie separatiste si scontrano con l’esercito di Yaounde’.

La stampa locale da mesi riferisce dell’acuirsi dell’insofferenza tra gli abitanti di queste due regioni, dove si concentra la popolazione di lingua inglese, nei confronti del governo di Paul Biya, accusato di favorire i francofoni. La divisione linguistica e’ retaggio della dominazione coloniale. Dalle proteste di piazza la situazione e’ degenerata, con la formazione di una milizia armata che si batte per l’autoproclamata Repubblica di Ambazonia. Le violenze purtroppo non risparmiano i civili.
“Tutte le comunita’ qui nello Stato di Cross River sono ospitali e gentili con i rifugiati provenienti dal Camerun – prosegue Augustine Eka -. Lo scorso anno, abbiamo ospitato piu’ di cento profughi nella mia comunita’: uomini, donne e bambini”.

Fidelis Kigbor e’ uno dei rifugiati che vivono a casa di Augustine Eka. Secondo la testimonianza raccolta da Medici senza frontiere, e’ fuggito dal Camerun il primo ottobre 2017, giorno in cui le forze secessioniste dichiararono l’indipendenza. “Vivevo con la mia famiglia a Mamfee, dove ero agricoltore”, ha raccontato Fidelis. “Avevo costruito li’ la mia casa, ma e’ stata distrutta. Quando siamo arrivati nel villaggio di Amana, gli abitanti ci hanno accolto, anche se non avevano molto da offrire”. Quindi l’auspicio: “Mi piacerebbe tornare nel mio Paese quando le cose andranno meglio, ma so che ho perso tutto. Avro’ bisogno di aiuto per ricostruire la mia vita”.

C’e’ anche chi vive nei campi profughi, come quello di Adagom, allestito dall’Unhcr a meta’ agosto. A dicembre, c’erano gia’ piu’ di 6.400 persone. “In Camerun vivevo a Bamenda. Ero un ingegnere informatico e un insegnante” ha raccontato Gmoltee Bochum, 31 anni, un bambino di due anni. “Non so quando finira’ la violenza, ma so che ho perso tutto. Con la famiglia ora viviamo tutti insieme in una tenda molto piccola”.

“Nonostante il continuo aumento delle violenze – denuncia ancora Msf nella nota – la risposta da parte della comunita’ internazionale e’ stata esigua sia in Camerun, dove l’accesso alle organizzazioni umanitarie e’ gravemente limitato, sia in Nigeria. Oggi si contano 437mila persone sfollate nelle due regioni occidentali del Camerun, in gran parte fuggite nella boscaglia dove vivono in condizioni precarie, senza adeguato accesso a ripari, cibo, acqua e servizi sanitari.

Qui Msf supporta le strutture e lo staff medico locale, in particolare nelle aree rurali e periferiche dove i picchi di violenza impediscono alle persone di raggiungere le cure. Sono invece 30mila i rifugiati che hanno trovato riparo nello stato di Cross River, in Nigeria, dove il 75 per cento sono donne, bambini o anziani, affetti da problemi medici legati alle difficili condizioni di vita”

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1 Febbraio 2019
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