‘Prima gli italiani’, le ricette choc delle destre contro i migranti

ROMA – Dalla “presenza militare” in Libia al “sostegno all’identità e all’orgoglio nazionale italiano“; dalla revoca della cittadinanza al figlio perché il padre immigrato si è macchiato di un “reato gravissimo” all’avvio “in modo celere e ordinato” di “un umano rimpatrio” di tutte le “masse” di “extracomunitari“. Fino allo smembramento delle famiglie straniere che si sono ricongiunte negli ultimi vent’anni. Il capitolo ‘immigrazione’ prende molto spazio nei programmi elettorali che i partiti di destra hanno depositato al Viminale.

Mettendo insieme le proposte di partiti come CasaPound, Forza Nuova, Destre Unite, viene fuori un programma anti-migranti che, seppur di difficile attuazione, mostra un volto poco umano e piuttosto inquietante.

CASAPOUND E LE COLPE DEI PADRI

Al grido di “prima gli italiani” CasaPound propone il “blocco dell’immigrazione clandestina e l’intervento di pacificazione e stabilizzazione in Libia per creare le condizioni necessarie al ritorno sulle coste africane di tutti gli stranieri senza documenti regolari e di tutti quelli che non hanno mezzi di sostentamento autonomi, casa o lavoro”.

CasaPound chiede anche di “scongiurare lo ius soli e revocare la cittadinanza a chi commette reati gravissimi come terrorismo, omicidio e stupro a lui e ai suoi discendenti fino alla seconda generazione”. Insomma, le colpe dei padri ricadano sui figli.

CasaPound, poi, cita il “modello australiano” per regolamentare l’ingresso in Italia: permesso “temporaneo solo a chi può garantirsi un sostentamento, la casa, e solo a fronte di un contratto di lavoro regolare sul modello australiano”.

LE DESTRE UNITE E LA TUTELA DELLA CULTURA MILLENARIA

Le Destre Unite parlano di “salvaguardia e tutela della nostra millenaria cultura nazionale“, chiedono “un forte impegno diplomatico, una reale azione politica e imprenditoriale o, laddove necessario, la promozione di una presenza militare internazionale” sulle coste del Nord Africa. L’obiettivo? “Disattivare consistentemente i flussi dei profughi e le emergenze umanitarie nell’area mediterranea”.

LA ‘RESISTENZA NAZIONALE’ DI FORZA NUOVA

Forza Nuova, che porta la dicitura ‘Italia agli italiani’ nel simbolo, dedica il primo punto del programma alla “resistenza nazionale“. Nero su bianco definisce “urgentissimo impedire anche la più remota ipotesi di ius soli, impedire la costruzione di nuove moschee, rifiutare ogni influenza giuridico culturale derivante dalla sharia, bloccare ogni tipo di invasione e avviare in modo celere e ordinato un umano rimpatrio delle masse extracomunitarie e islamiche verso i paesi d’origine”. Ordinato e celere, ma “umano”.

RIVEDERE PERMESSI CONCESSI DAL 1996 IN POI

Per il partito di Roberto Fiore “ogni influenza culturale incompatibile con la tradizione europea, che è greco-romana e cristiana, va rifiutata. I flussi migratori non vanno semplicemente gestiti, vanno bloccati e invertiti”. Bloccare, però, non basta. Rivedere e revisionare, anche. “Le concessioni della cittadinanza e i ricongiungimenti familiari dal 1996 in poi– si legge nel programma depositato al Viminale- vanno revocati e il matrimonio con un italiano cessa di dare diritto alla cittadinanza. La residenza non può essere concessa se non dopo 20 anni di versamenti pensionistici senza interruzione”.

L’ORGOGLIO ITALIANO DEL BLOCCO NAZIONALE

I monarchici del Blocco nazionale per le libertà chiedono “sostegno all’identità e all’orgoglio nazionale italiano“; dicono “no allo ius soli, sì all’acquisizione della cittadinanza italiana dopo cinque anni dal compimento del diciottesimo anno, con comprovata condotta lavorativa e scolastica e assenza di reati”.

Il Grande Nord, nuova formazione che ha le radici nella Lega di Umberto Bossi, chiede “stop all’immigrazione irregolare”: in Italia si entra solo con “contratto di lavoro” oppure l’esito è “l’accompagnamento alla frontiera”. Per Grande Nord “l’immigrazione irregolare non deve esistere e la differenza tra un immigrato e un clandestino deve essere il lavoro”. Ma, attenzione, un’occupazione non basta: “Non serve solo il posto di lavoro- è scritto nel programma- ma anche la casa o il posto dove costruirla, gli spazi negli asili e negli ospedali, una struttura pensionistica capace di dare una pensione senza toglierla a chi ne ha diritto”.

1 Febbraio 2018
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