"Chiamami col tuo nome", semplice storia di un'emozione

Costume e Società

“Chiamami col tuo nome”, semplice storia di un’emozione

ROMA -Sta ottenendo un successo straordinario, conquistato a suon di partecipazioni e nomination nei principali festival e manifestazioni cinematografiche di tutto il mondo: è “Chiamami col tuo nome” di Luca Guadagnino, dal 25 gennaio anche nelle sale italiane. Presentato a gennaio 2017 al Sundance e arrivato il mese successivo al Festival di Berlino, il film è stato candidato in più categorie sia ai prestigiosi Golden Globe e che ai premi BAFTA, approdando infine agli agognati Oscar.

“Chiamami col tuo nome” sarà infatti uno dei protagonisti della notte degli Academy 2018, in corsa con ben 4 candidature come  miglior film, miglior attore protagonista (Timothée Chalamet), migliore sceneggiatura non originale (James Ivory) e miglior canzone (Mystery of love di Sufjan Stevens). Ma qual è il motivo di tanto clamore? Cosa ha di speciale questo film?

“Chiamami col tuo nome”, recensione

Probabilmente la sua forza risiede nella semplicità della storia, una storia che ci riguarda tutti senza distinzioni. E’ la storia del primo amore, di quella sensazione pura, nuova, mai provata. La storia della paura di avvicinarsi all’altro, del desiderio che brucia e della sofferenza che quasi sempre segue la fine di quell’emozione dirompente che, forse, si è destinati a provare solo una volta sola nella vita. Se a ciò aggiungiamo che i protagonisti di questo film non sono un ragazzo e una ragazza, ma un giovane adolescente e un bellissimo studente americano ventiquattrenne, ecco che l’impresa compiuta da Guadagnino si fa ancor più lodevole, perché non è cosa da tutti riuscire a trattare un tema, quello dell’omosessualità, in questi termini trasmettendo un senso di normalità che raramente in questo ambito si riesce a rintracciare nella società in cui viviamo. I due ragazzi coltivano i loro interessi, leggono, studiano, suonano musica e ballano con gli amici, durante quelle lunghissime vacanze estive tipiche della gioventù.

Poco alla volta Guadagnino ci accompagna così nel mondo dei protagonisti, in un’Italia anni ‘80 rurale, dove il tempo scorre lentamente, al ritmo di frutta raccolta e mangiata all’istante, bagni al fiume e corse in bicicletta. Un universo quasi fiabesco che è però funzionale a non distrarsi da ciò che è il centro della narrazione, l’amore che sta nascendo tra Elio e Oliver.

In “Chiamami col tuo nome” non ci sono infatti straordinari colpi di scena, non ci sono drammi, genitori che attaccano i figli per ciò che sono: l’universo intorno ai protagonisti è un puro sfondo, i comprimari solo comparse, come accade nella vita reale quando ci si innamora e tutto ciò che ci circonda sembra non avere importanza. E’ questo probabilmente il motivo dello straordinario successo di questo film, portare sullo schermo, grazie a due straordinari interpreti (Timothée Chalamet e James Ivory) e una sceneggiatura sapientemente studiata, un’emozione universale che in molti ritengono essere appannaggio di pochi. 

1 febbraio 2018
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