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DIRE dire...tta sanremo

DIRE…tta dall’Ariston – #sanpedro – Story: dal 2000 al 2016

di Matteo ‘Pedro’ Pedrini

Assorbita la faticaccia profusa nello scrivere il sunto degli anni ’90 della kermesse usando volutamente mani cucciole per pigiare i tastini del mio calcolatore (qui l’articolo, qui invece i nefasti anni ’80 e qui le kermesse dagli albori al ’79), vado ora a valicare il nuovo millennio di una kermesse che già a fine novanta appariva cadaverica (principalmente perché lo era), con a disposizione al massimo tre scorregge prima di piegare gli stracci. Agonizzante nel format e nei contenuti – per non parlare del materiale musicale ammesso e proposto – il nuovo millennio comincia e prosegue per almeno un decennio quello che a tutti gli effetti possiamo definire accanimento terapeutico.

In un paese che vieta l’eutanasia per le persone, mi sembra anche coerente.

A salvare baracca e burattini, capra e cavoli, donne e motori, Wile E. Coyote, Starsky e Hutch, Brian e Gerrison, Gennaro e Luis, a cavallo tra anni ’00 e anni ’10, arrivarono – come due elettrodi di un defibrillatore chiamato internètFacebook e (soprattutto) Twitter.

Solo uno scriteriato o un bugiardo negherebbe che al netto di chi la guarda solo ed esclusivamente per prenderla per il culo collettivamente dal divanone gigante che è un social network, la kermesse avrebbe da sette, otto anni dati auditel tipo Consorzio Nettuno.

E avrebbe ragion d’essere solo per appurare che Gianfranco Agus sia ancora vivo.

Ma Baudo alle ciance! Kermesse!

(N.B. ricordo per l’ennesima volta che la Dire mi paga 1 euro lordo per ogni volta che scrivo kermesse. Che é meglio del contrario, cioè se mi pagasse con una kermesse per ogni volta che scrivo 1 euro lordo, perché a casa non saprei proprio dove metterle)

POTENTI MOMENTI SALIENTI:

La prima kermesse del nuovo millennio vide al timone ancora il caporale Fazio come una sorta di Caronte che guidò il passaggio del bar(ac)cone dal 1999 al 2000.

Vinse la boyband per giovani nati vecchi, vecchi nati vecchi, manieristi e paccottiglia fighetta da jazz club, ovvero gli insostenibili Avion Travel con Sentimento: “Una piallata di coglioni di rara potenza” (The Washington Post).

Da segnalare La tua ragazza sempre di Irene Grandi, scritta da Vasco Rossi e Gaetano Curreri (il secondo ha firmato testo e musica, il primo i rutti tra un verso e l’altro), Il timido ubriaco di Max Gazzè (“…zfsposfza…”), Replay di Samuele Bersani e Tutti i miei sbagli dei Subsonica, forse il primo gruppo – di una serie che seguiranno – nato indie che capì l’idiozia dello snobismo di quel mondo verso la kermesse.  Un articolo a parte meriterebbe la decima classificata: Non dirgli mai di Gigi D’Alessio. Ma anche no.

Nelle Nuove proposte, tra capolavori come Strade di Tiromancino e Riccardo Sinigallia e Nutriente di Moltheni, e colpi di genio incompresi come La croce di Alessio Bonomo, vinse ovviamente Jenny B – quella del ritornello di Dammi solo un minuto dei Gemelli Diversi. Napalm, ndr – con la sanremesissima Semplice sai.

Durante l’ospitata di Bono Vox, all’improvviso la Leggenda: il leader degli U2, tra il pubblico a cantare The ground beneath her feet, si trovò di fronte Mario Merola di ritorno dal cesso. Dopo alcuni istanti di empasse, Bono si inchinò e Merola applaudì con piglio da capopopolo: il video.

Della fallimentare edizione 2001 – condotta dall’improbabile trio Carrà-Megane Gale-Ceccherini – resta la vittoria di Elisa con Luce (prima volta che cantò in italiano) e quella degli infanti Gazosa – “…vuvuvù, mi piaci tu” è ancora oggi usata dalla polizia di sedici stati americani al posto del taser, ndr) – con la bimbominkiosissima Stai con me (Forever), l’esordio di Renga (post Timoria e pre andropausa), L’assenzio dei Bluvertigo e Fabio Concato con una canzone dedicata alla moglie dal titolo Ninin. Ninin. Alla moglie. Nella parte emiliana che comprende Ferrara e Bologna, smarrimento, poi ilarità.

Azzeccata e riuscitissima l’ospitata dei Placebo che sfasciarono tutto, tranne i coglioni degli spettatori che erano già stati sbriciolati tutti l’anno prima dagli Avion Travel. Il cantante della band, scemato il raptus, si disse Molko dispiaciuto.

Per 2002 e 2003 fu richiamato d’urgenza Baudo dopo due Fazi e una Carrà. Come tenere due anni una macchina elettrica, sostituirla con una ibrida e l’anno dopo comprare una Fiat 124. In questo biennio, non tanto la conduzione, quanto la sua direzione artistica, iniziò a puzzare di stantio come le case dei vecchi. Nel 2002 vinse l’inutile Messaggio d’amore dei Matia Bazar davanti alla cantante dance tutta tana Alexia con Dimmi come… in una gara che vide Salirò di Silvestri stamparsi nell’immaginario collettivo grazie all’epico balletto di Fabio Ferri, il ritorno di Mino Reitano con i denti rifatti – ottenuti riciclando due water Pozzi&Ginori – e le mitologiche Lollipop, nella storia per due ragioni: uno, venivano dal primo talent italiano (Pop Star) e due, perché autrici della performance vocale più squallida a memoria d’uomo (qui). Tra i giovani vinse di nuovo una minorenne, di quelle che le vedi e dici subito “Questa diventerà sicuramente una gran gnocca e si sposerà con Gigi D’Alessio”. L’anno dopo andò meglio, ma non meglissimo, con Alexia che trionfò con la evitabile Per dire di no – come risarcimento per l’anno prima – davanti ad Alex Britti con 7000 caffè (5375 normali, 903 macchiati caldi, 341 macchiati freddi, 81 corretti Varnelli, 63 bassi, 197 deca, 39 orzi e 1 basso, leggermente tiepido, in vetro, libero da giugno, solo studenti, no fumatori, utenze escluse) e a Sergio Cammariere con Tutto quello che un uomo. Tra i giovani si impose la ragazza che quando il Signore distribuì la simpatia fece due volte la fila per la capienza della bocca: Dolcenera.

Un momento estratto dalla prima esibizione delle Lollipop

Disastro dopo disastro, per la kermesse 2004 la Rai decise di puntare tutto su Tony Renis alla direzione artistica come salvatore della patria e su Simona Ventura alla conduzione. Le cose non andarono peggio. Precipitarono proprio. Tra case discografiche non più interessate a mandare i propri big e spazi pubblicitari svenduti, si faticò a mettere in piedi addirittura la griglia di cantanti in gara. Per darvi un’idea, al naufrago Adriano Pappalardo fu consentito di palesarsi in tuta e fare questa roba qua. Vinse la più che dignitosa L’uomo volante di Marco Masini davanti a un’accozzaglia informe di sconosciuti – tra cui ricordo con trasporto e imbarazzo Stefano Picchi con Generale Kamikaze – più qualche degno professionista (Pacifico, Andrea Mingardi e soprattutto Mario Venuti con “…legami, le mani legami“, unico pezzo rimasto da quella kermesse). La canzone più bella per distacco fu questo capolavoro totale di Paola Cortellesi, scritto da Rocco Tanica (“vendo paracadute usato una volta e mai apertosi“). Per dire.

Il momento in cui realizzi che stai cantando il verso “Non rompetemi le uova nel paniere”

Nel 2005 la mission impossible toccò a Paolo Bonolis il quale sì risollevò sensibilmente le sorti della kermesse, ma a cui non possiamo non imputare la madre di tutti i mali: aver voluto personalmente far esibire un cantante escluso in quanto interprete di un brano già edito. Dice Embè? Dico Aspè. La canzone in questione è Quando i bambini fanno oh di Povia. C’è gente nel braccio della morte da vent’anni per molto meno. Siccome le disgrazie non vengono mai sole, quella kermesse vide l’esordio davanti al grande pubblico dei Negramaro (eliminati subito con la pur caruccia Mentre tutto scorre che lasciava presagire ben altro riguardo il loro repertorio futuro) e dei Modà (kon Kekko ke arrivò direttamente dalla sfilata della kollezione Tronista in dialisi 2005). La disastrosa gara fu vinta da Francesco Renga con Angelo. Della morte, probabilmente. Il ritorno dopo anni di assenza del feticcio anni ’80 Toto Cutugno lo vide piazzarsi… Esattamente.

Esonerato anche Bonolis, lo Zamparini della kermesse tentò l’ennesimo esperimento nel 2006, ottenendo una situazione che a raccontarla oggi sembra frutto della fantasia di un eroinomane: Giorgio Panariello che premia Povia per una canzone su un piccione. A seguire i sempre dignitosi Nomadi con Dove si va e poi di nuovo il delirio: la Tatangelo con Essere una donna – scritta dall’Alzheimer di Mogol e da un’altra malattia gravissima: Gigi D’Alessio – e Sole negli occhi dello “Springsteen di Orzinuovi” Riccardo Maffoni, semplicemente nebulizzatosi subito dopo insieme al suo carisma da fermaporte. Perché c’è un limite a tutto. Altri vibrioni emersi da quella kermesse: Solo lei mi dà degli Sugarfree (ma pieni di glutine e olio di palma) e Svegliarsi la mattina degli Zero Assoluto, un po’ i nuovi 883, ma con due Mauro Repetto.

Nel biennio 2007-2008 fu deciso di puntare finalmente su un conduttore nuovo, fresco, che portasse quella sferzata vitale per coagulare la costante emorragia di ascolti: Pippo Baudo. La kermesse 2007 partì con l’imbarazzo che ci avvolse come miele: Michelle Hunziker aprì la prima serata cantando a freddo Adesso tu di colui che le paga gli alimenti stonando anche i respiri. Almeno vinsero due brani su cui tutto si può dire tranne che non siano canzoni vere: Ti regalerò una rosa di Cristicchi nei big e Pensa di Fabrizio Moro tra giovani. Menzione a parte per le grafiche e la regia da tv kosovara anni ’80 ad opera del giovane regista classe ’33 Gino Landi. Nel 2008 tornammo coi piedi per terra. E pestammo subito due merde. Più precisamente Colpo di Fulmine dei notredammari Giò Di Tonno e Lola Ponce nei big e L’amore dei pettinati Sonohra tra i giovani. Sonohra alla cui ricerca sono ormai da anni Federica Sciarelli e tutta la sua redazione. Kermesse 2008 è anche Il mio amico di Anna Tatangelo – la cui intenzione fu quella di perorare la causa gay col risultato ammirevole di far uscire ancor più rafforzati i luoghi comuni ai suoi stessi danni, vi linko il lobotomizzante videoclip quiIl solito sesso di Max Gazzè,  Vita tranquilla di Tricarico (che esordì dicendo “stronzo!” non si sa a chi) e Donna Rosa cantata da Baudo feat. Lenny Kravitz (purtroppo non c’è un video a provarlo, ma fidatevi). Ma kermesse 2008, per me e per molti, significa una sola cosa: il Dopofestival condotto da Elio e Le Storie Tese, ovvero una delle cose migliori della TV italiana degli ultimi trent’anni. (Qui un piccolo estratto).

A differenza di Luca, Tyson invece è ancora Gay.

Il 2009 vide il ritorno d’urgenza di Paolo Qualoralovogliate Bonolis e dove c’è Bonolis, si sa, c’è Povia. In una kermesse in cui vinse Marco Carta soltanto perché un parente sguinzagliò i call center che possedeva sparsi per la Sardegna per votare l’ex parrucchiere, in una kermesse in cui Pupo si presentò in un improbabile trio con Paolo Belli e Youssou N’Dour (!?!) – che come vedremo in seguito non risulterà nemmeno il terzetto più assurdo che imbastirà – tra i Gemelli Diversi e gli alieni Afterhours, tra Arisa che sbancò i Giovani con Sincerità (davanti a Malika con Come foglie), in una kermesse ormai più simile al Circo Medrano, eccola la perla, addirittura seconda al termine della gara: Luca era gay. La canzone creò un incidente diplomatico tra l’Italia e Dio, il quale pretese la restituzione immediata del pollice opponibile.

Tutte le principali mete del turismo sessuale di Valerio Scanu in Europa

Figli dei talent sugli scudi anche alla kermesse 2010 – condotta da un carro allegorico coi capelli del mago Galbusera che per brevità chiameremo Antonella Clerici, ndr – nella quale, dopo il prematuro Marco Carta, s’impose il podalico Valerio Scanu (un incrocio tra Cicciobello Bua e il fante di coppe) con un brano di cui tutti ricorderemo in eterno un solo verso, entrato da subito nel parlato comune, talmente orrendo da fare il giro completo e divenire di nuovo orrendo: il celeberrimo “in tutti i modi, in tutti i luoghi, in tutti i laghi“. E ci andò addirittura di lusso: secondo per un soffio l’incomprensibile trio composto da Pupo, Emanuele Filiberto e Luca Canonici con l’inno al suicidio collettivo Italia amore mio. Dopo la prima esecuzione, tutti – noi da casa, il pubblico all’Ariston e gli orchestrali – attendevano l’ostensione dello striscione di Scherzi a Parte. Ma non tutti i mali vengono per nuocere: la canzone, trasmessa dagli altoparlanti fuori dall’Ariston, mise in fuga un commando di fondamentalisti islamici già pronto a irrompere con un attacco kamikaze. Da allora, una chiavetta usb contenente il brano è in dotazione ordinaria a tutti i corpi antiterrorismo della polizia e dell’esercito.

Il celebre momento in cui Pupo si accorge che Emanuele Filiberto ha un cartello attaccatogli alla schiena da Canonici con scritto “Ahi, ahi, ahi se faccio un figlio, ahi, ahi, ahi lo chiamo Esilio”

2011 e 2012 furono gli anni di Gianni Morandi, assoldato perché ritenuto in grado di tenere in mano tutta la kermesse. Letteralmente. Del biennio morandiano ricorderemo le gaffe di Gianni il pasticcione, Luca e Paolo a far da badanti a lui e alla kermesse, la farfalla di Belen, l’attività cerebrale della Canalis cocciutamente lasciata ogni sera in camerino e infine la stanchezza palpabile di Gianni nel 2012, aiutato da un buon Papaleo, ma visibilmente brasato da due infiniti anni di kermesse, un abbraccio! (Foto di Anna).

Ah già, la gara. Nel 2011 vinse l’esordiente Roberto Vecchioni con Chiamami ancora amore, giusto mix fra cantautorato e kermesse a cui perdono le strofe plagiate ad Autogrill di Guccini solo perché si impose su forze del male vecchie e nuove (i Modà feat Emma secondi con Arriverà e Al Bano terzo con Aaaaaaamaaaandaaaaa è liiiberaaaaaaaa, per altro plagio dell’inno nazionale russo). Tra i giovani trionfò il tatone Raphael Gualazzi con Follia d’amore. Nel 2012 rivinse Emma con la demenziale canzone di denuncia (!) sulla disokkupazione scritta da Kekko dei Modà (!!!) Non è l’inferno davanti alle belle – ma belle davvero – La notte di Arisa e Sono solo parole di Noemi (scritta da Fabrizio Moro). Nella sezione Avanzi di balera trionfò Respirare del duo Loredana Bertè e Gigi D’Alessio (da guardare a stomaco vuoto), mentre nella categoria Pietra tombale s’impose Nanì di Pierdavide Carone (già autore di intuttiimodiintuttiiluoghiintuttiilagni) e Lucio Dalla, il quale, nemmeno un mese dopo spirò. E non posso neanche dargli torto. Tra i giovani fu l’anno di Alessandro Casillo che attualmente lavora come cartonato di Justin Bieber nei negozi di dischi.

Le kermesse 2013 e 2014 (vinte rispettivamente da Mengoni con L’essenziale e da Arisa con Controvento) a base di Fazio e Littizzetto furono più inutili della corsa di Simone Barone nel 2006. Vale ricordare solo La canzone mononota degli Elii, A bocca chiusa di Daniele Silvestri (2013) e Prima di andare via di Riccardo Sinigallia (2014), esclusa perché già eseguita davanti a tipo sei persone. Mah.

Nel 2015 cominciò il regno di quello che sembra essere il vero erede di Baudo, ma senza i suoi peculiari coup de theatre: Carlo Conti. Non fa impazzire, ma nemmeno cagare, non ispira simpatia esagerata, ma nemmeno napalm. E’ il cerchiobottismo fattosi conduttore e pertanto destinato a presentare la kermesse vita natural durante.

Il 2015 fu l’anno dei tenorini malefici – ex bimbi prodigio dei format tv di sfruttamento minorile – Il volo con Grande amore. “Ti levano gli schiaffi dalle mani” (The Guardian). Ma la kermesse di quell’anno partorì anche tre grandissimi brani, ognuno a proprio modo: Fatti avanti amore di Nek (in gara anche con la cover di Se telefonando riarrangiata da dio), Adesso e qui (Nostalgico presente) di Malika Ayane e Che giorno è di Marco Masini.

L’anno scorso, tra soliti bimbi minchia e soliti ruderi da museo, vinsero gli Stadio con la canzone semplicemente più bella: Un giorno mi dirai. Non frega niente a nessuno, me ne rendo conto, ma quella canzone mi fece piangere come un coglione e poi agli Stadio voglio un bene che non so spiegare, quindi alla proclamazione esultai come Tardelli nell”82. E bona lì.

CURIOSITÀ:

– Tra il 2000 e il 2012, l’ISS (Istituto superiore di sanità) ha inserito gli Avion Travel tra i generici del Tavor, Italia amore mio tra i lassativi e Raphael Gualazzi tra gli anticoncezionali.

– La cantante dei Matia Bazar Silvia Mezzanotte e l’attrice Giovanna Mezzogiorno non si sono mai incontrate.

– Dopo la kermesse del 2001, la procura di Savona aprì un fascicolo sui Gazosa accusandoli di istigazione all’infanticidio.

– Quando nel 2006 fu presentato il brano Essere una donna di Anna Tatangelo, all’annuncio degli autori, sulle parole “…di Mogol-D’Alessio“, la tomba di Lucio Battisti fu scambiata per Tania Cagnotto dal custode del cimitero di Molteno.

– Nando Lucciolina, cinquantasettenne di Sirolo (AN), in coma da ventidue anni, si risvegliò miracolosamente sulle note di Respirare di Loredana Bertè e Gigi D’Alessio. Poi aprì la finestra e si lanciò nel vuoto.

– Nell’ambito del censimento 2011, 9 italiani su 10 inserirono Peppe Vessicchio nel nucleo famigliare.

RECORDMAN CONDUZIONI:

Pippo Baudo (quattro edizioni della kermesse tra il 2000 e il 2016)

LE TRE CANZONI CHE INSPIEGABILMENTE NESSUNO RICORDA:

Quando io (Pincapallina, kermesse 2001. Considerate che i pantaloni sono la cosa meno terribile del video).

You and me (Giacomo Celentano, kermesse 2002. L’ennesimo figlio inspiegabile di Adriano. Quella bandana. Quella faccia. Lo sketch con la fidanzata. Questa è Storia, signori. Vi ho messo il video col signor Carlo della Gialappa’s che letteralmente impazzisce. Fatevi del bene e cliccate. Invece qui dichiara alla Vita in diretta che arrivò casto all’altare. Siamo nell’ambito della leggenda eterna).

Tre fragole (Maria Pia e i Superzoo, kermesse 2003. Bontà di dio, chiamate un medico).

IL VERSO DEFINITIVO 2000-2016:

“Una donna sul cuscino come panna sul budino ti condanna ad un destino di golosità” (Peccati di gola, Patrizio Baù, kermesse 2007. Vi invito ad ammirare tutta questa performance: nulla di quanto vedrete o sentirete può dirsi plausibile).

Bon. Ora non resta che afferrare gli appositi maniglioni ed attendere la kermesse 2017. Che ovviamente io vi racconterò principalmente per risparmiarvi la tortura di guardarla. Ringraziatemi, almeno.

Kermesse!!!1!11!!!1!!!!!!1111!!!

01 febbraio 2017

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